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<channel><title><![CDATA[ASSOCIAZIONE ABRUZZESE BUDDHISTA BUDDHADHARMA - DHARMABLOG]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog]]></link><description><![CDATA[DHARMABLOG]]></description><pubDate>Sun, 05 Apr 2026 04:49:01 +0200</pubDate><generator>Weebly</generator><item><title><![CDATA[Il Principe Cinquearmi]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/il-principe-cinquearmi]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/il-principe-cinquearmi#comments]]></comments><pubDate>Fri, 27 May 2022 10:23:47 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/il-principe-cinquearmi</guid><description><![CDATA[La storia &egrave; tratta dal Jataka, una raccolta di pi&ugrave; di 500 storie che raccontano storie sulle vite anteriori del Buddha. Il Jataka fa parte del Canone Buddhista in lingua Pali, nella sezione Khuddaka Nikaya.&nbsp;Questa, come molte altre storie, ripropongono in forme diverse la vicenda che sar&agrave; poi del giovane Siddhattha.La storia narra della volta in cui il Bodhisatta (il titolo del Buddha prima di conseguire il risveglio, ovvero "essere destinato al risveglio") nacque come  [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph"><font color="#2a2a2a">La storia &egrave; tratta dal Jataka, una raccolta di pi&ugrave; di 500 storie che raccontano storie sulle vite anteriori del Buddha. Il Jataka fa parte del Canone Buddhista in lingua Pali, nella sezione Khuddaka Nikaya.&nbsp;Questa, come molte altre storie, ripropongono in forme diverse la vicenda che sar&agrave; poi del giovane Siddhattha.<br /><br />La storia narra della volta in cui il Bodhisatta (il titolo del Buddha prima di conseguire il risveglio, ovvero "essere destinato al risveglio") nacque come re di <span>B&#257;r&#257;&#7751;asi, figlio di&nbsp;Brahmadatta.&nbsp;Egli</span>&nbsp;fu chiamato Pa&ntilde;c&#257;vudha-kum&#257;ra a seguito della volta in cui ottocento bramini profetizzarono che avrebbe ottenuto la gloria grazie all'abilit&agrave; nelle armi. Egli dopo aver concluso gli studi a Takkasil&#257;, e aver ricevuto in quella circostanza dal maestro cinque armi, si avvi&ograve; sulla strada di ritorno a casa. Sulla via incontr&ograve; in una foresta buia e chiusa, un orco di nome Silesaloma, contro il quale le sue armi non furono efficaci, venendo loro di volta in volta bloccate dagli ispidi capelli dell'orco. Tuttavia l'orco, meravigliato dal coraggio e dall'impavidit&agrave; del giovane guerriero, si decise di liberarlo, risparmiandogli la vita. Il giovane insegn&ograve; all'orco la dottrina e lo convert&igrave;.&nbsp;<br /><br />Il topos del viaggio, fa da cornice alla storia, riproponendo la vicenda del giovane principe, come la metafora del viaggio della vita e dell'addestramento spirituale, che qui in primis &egrave; quello del Bodhisatta, che un giorno torner&agrave; nel mondo come Siddhattha e come Buddha offrir&agrave; ai suoi abitanti, i frutti del suo lungo addestramento.<br />L'allontanamento dal focolaio domestico, rappresenta l'allontanamento dalle effimere certezze, verso la maturazione e l'apprendimento, rappresentato dallo studio e dal maestro. Non &egrave; difficile cogliere nelle cinque armi, nel cui uso il principe sar&agrave; formato dal precettore, un rimando ai Cinque Precetti o ai Cinque Poteri spirituali, alla base dell'addestramento spirituale buddhista e della meditazione. Tuttavia l'addestramento non si esaurisce nell'apprendistato formale, che termina con la consegna al giovane guerriero delle cinque armi, bens&igrave; trova il suo compimento nella vita quotidiana, ovvero sulla strada verso casa, con tutti i suoi pericoli e le sue prove, ovvero la foresta e il suo abitante: l'Orco.<br />A nulla valgono i consigli degli abitanti fuori la foresta, il ragazzo impavido affronta con coraggio il periglio, sicuro delle sue armi e del suo addestramento. Nel bosco avviene l'incontro con il terrifico orco, che lo assale e contro il quale il giovane guerriero scaglia le sue armi, che si impiglieranno tra i capelli del mostro. Non &egrave; qui difficile cogliere l'analogia con i vizi, le passioni, gli inquinanti del cuore che attanagliano l'uomo nel corso della vita, nei quali s'impigliano buone intenzioni, aspirazioni, volont&agrave; e sforzi.<br />Tuttavia il giovane non demorde e con indomita sicurezza urla al suo nemico, di non temere la morte, perch&egrave; essa &egrave; comunque il destino di ogni essere, e che in verit&agrave; non nelle cinque armi egli confidava, bens&igrave; in s&egrave; stesso, giacch&egrave; in lui alberga un fulmine, che ove ingerito con le sue spoglie dall'orco, lo avrebbe incenerito. Il fulmine che risiede in lui, &egrave; il fulmine della conoscenza, che svela al guerriero la vera natura degli orchi che popolano le foreste che si attestano sulla via di casa.<br />Di fronte a tanto coraggio l'orco si arrende e ascoltando gli insegnamenti del giovane, diviene uno spirito benevolo della foresta. Anche in questo passaggio troviamo una metafora preziosa: la via verso casa non puo' essere liberata dalle foreste, dagli ostacoli. La battaglia, forte dell'addestramento ha come fine quello di trasformare e soggiogarne gli abitanti, comprendendone la vera natura.<br /><br />&#8203;Vi auguriamo una buona lettura.</font></div>  <div><div style="height:20px;overflow:hidden"></div> <div id='212627795220090654-slideshow'></div> <div style="height:20px;overflow:hidden"></div></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Peter Pan e la sua ombra]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/peter-pan-e-la-sua-ombra]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/peter-pan-e-la-sua-ombra#comments]]></comments><pubDate>Tue, 22 Mar 2022 09:53:11 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/peter-pan-e-la-sua-ombra</guid><description><![CDATA[       Condivisione:"Sento che c'&egrave; una sorta di resistenza. L'ostacolo pi&ugrave; grande per me sento che sia quello di affidarmi, aprirmi alla pratica. Sento come un blocco. So che sedermi e meditare &egrave; una cosa buona, che mi porter&agrave; a sentirmi serena, ma ancora mi devo "sforzare". Alla fine della sessione e degli incontri sto bene, mi sento pi&ugrave; determinata, ma c'&egrave; ancora resistenza. Ogni volta che ho dedicato anima e corpo ad una cosa (il teatro, lo yoga, il l [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.abruzzobuddhismo.org/uploads/1/0/9/0/10903887/published/peter.jpeg?1647963939" alt="Foto" style="width:423;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph"><font color="#2a2a2a">Condivisione:<br />"Sento che c'&egrave; una sorta di resistenza. L'ostacolo pi&ugrave; grande per me sento che sia quello di affidarmi, aprirmi alla pratica. Sento come un blocco. So che sedermi e meditare &egrave; una cosa buona, che mi porter&agrave; a sentirmi serena, ma ancora mi devo "sforzare". Alla fine della sessione e degli incontri sto bene, mi sento pi&ugrave; determinata, ma c'&egrave; ancora resistenza. Ogni volta che ho dedicato anima e corpo ad una cosa (il teatro, lo yoga, il lavoro, il coltivare un gruppo di amici), alla fine mi sono sempre trovata a navigare da sola e questo senso di abbandono mi fa tirare i remi in barca. Come se non avessi pi&ugrave; energie da investire. Magari col tempo e continuando qualche risultato inizier&agrave; a vedersi...".</font><br /><br /><font color="#050000">Riflessione:<br />"Si, sicuramente il tempo &egrave; una variabile importante. Il Dhamma lavora nel corso della vita. &Egrave; un po&rsquo; un equivoco quello di associarlo a un momento in cui tutto accade e poi si rimane accesi come una lampadina. Il risveglio &eacute; risvegliarsi alla vita. Abbandonarsi alla pratica, &eacute; aver finalmente imparato ad avere fede nella bont&agrave; assoluta della vita, alla quale possiamo abbandonarci, senza paura e ansia. Nel tempo di una sessione seduti sul cuscino, ma anche negli istanti prima e dopo che ci siamo seduti, viviamo condensata la nostra vita. Sul cuscino c&rsquo;&egrave; tutto il nostro passato e il nostro futuro. Sul naso il presente. Sedersi &eacute; questo per me, sedersi &egrave; un arte, un lento apprendistato. Imparare a vivere quello che accade in una seduta, a sedersi, &egrave; imparare ad accogliere la vita nella sua incertezza, nella sua imprevedibilit&agrave;, nel suo essere essere frantumato in momenti; ombre che appaiono e scompaiono, che non puoi trattenere. Siamo tutti Peter Pan, alla ricerca della nostra ombra da ricucire.<br /><br />Un giorno poi ci accingiamo a sederci, sentiamo che non ci importa cosa accadr&agrave; su quel cuscino, quanta paura abbiamo di sederci, quanta poca voglia abbiamo di rimanere immobili sul cuscino. Il voto di vivere quel momento fino in fondo, sar&agrave; adempiuto. E' che non ci importa pi&ugrave;, non importa pi&ugrave; nemmeno sapere cosa non ci importa pi&ugrave;. Il voto di sedermi non &egrave; mio. Si manifesta in me. Sedermi &egrave; rendere manifesto ci&ograve; che sento, ci&ograve; che come un dono &egrave; entrato sommessamente nel mio cuore, nel mio corpo, il Dhamma. Non &egrave; una scelta. Ne pi&ugrave; ne meno dei capelli bianchi o la pancetta. La vita &egrave; la stessa cosa. L&rsquo;unico voto che abbiamo con noi stessi, a causa del nostro essere vivi, &egrave; quello di vivere la vita che ci ritroviamo tra le mani, sotto i piedi, sotto le chiappe (come in meditazione), fino all&rsquo;ultimo respiro (come in meditazione). Dipender&agrave; da noi, da come abbiamo vissuto, se sar&agrave; nel tormento e nella paura o nella pace, in meditazione come non in meditazione.<br /><br />Allora una volta seduti, ci potremo sentire come Peter Pan, mentre Wendy gli stava ricucendo finalmente l'ombra addosso.</font></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[​Gli insegnamenti buddisti su "samvega" e "pasada", di Thanissaro Bhikkhu]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/gli-insegnamenti-buddisti-su-samvega-e-pasada-di-thanissaro-bhikkhu]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/gli-insegnamenti-buddisti-su-samvega-e-pasada-di-thanissaro-bhikkhu#comments]]></comments><pubDate>Sat, 02 Jan 2021 21:04:00 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/gli-insegnamenti-buddisti-su-samvega-e-pasada-di-thanissaro-bhikkhu</guid><description><![CDATA[Un buddismo che afferma la vita che ci insegna a trovare la felicit&agrave;, aprendoci alla ricchezza della nostra vita quotidiana.Questo &egrave; quello che vogliamo, o almeno cos&igrave; ci dicono le persone che cercano di venderci un buddismo "mainstream". Ma &egrave; quello che ci serve? Questo &egrave; Buddhismo?Ripensa per un momento alla storia del giovane principe Siddharta e ai suoi primi incontri con la vecchiaia, la malattia, la morte e un asceta errante. &Egrave; uno dei passi pi&ugr [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div class="paragraph">Un buddismo che afferma la vita che ci insegna a trovare la felicit&agrave;, aprendoci alla ricchezza della nostra vita quotidiana.<br />Questo &egrave; quello che vogliamo, o almeno cos&igrave; ci dicono le persone che cercano di venderci un buddismo "mainstream". Ma &egrave; quello che ci serve? Questo &egrave; Buddhismo?<br />Ripensa per un momento alla storia del giovane principe Siddharta e ai suoi primi incontri con la vecchiaia, la malattia, la morte e un asceta errante. &Egrave; uno dei passi pi&ugrave; letti della tradizione buddista, a causa della spontaneit&agrave; e sincerit&agrave; delle emozioni del giovane principe. Conobbe l'invecchiamento, la malattia e la morte con orrore e ripose tutte le sue speranze nella vita contemplativa nella foresta come l'unica via d'uscita. Asvaghosa, il grande poeta buddista, descrivendoci la storia, pare che in quel momento al giovane principe non mancassero amici e parenti, i quali cercavano di persuaderlo dal distogliersi da quelle riflessioni, e Asvaghosa con dovizia ci ha riportato le lusinghe con le quali essi dipingevano la vita al giovane principe. Tuttavia, il principe si rese conto che se avesse ceduto ai loro consigli, avrebbe tradito il suo cuore. Solo rimanendo fedele ai suoi sentimenti sinceri, &egrave; stato in grado di intraprendere il percorso che lo ha portato ad abbandonare i valori mondani della sua societ&agrave; e volgersi verso il Risveglio e al'Immortale.<br />Questa non &egrave; certo una storia che afferma la vita nel senso comune del termine, bens&igrave; qualcosa di pi&ugrave; importante della vita: la verit&agrave; del cuore che aspira a una felicit&agrave; assolutamente pura. Il potere di questa aspirazione dipende da due emozioni, chiamate in lingua Pali "samvega" e "pasada". Pochissimi di noi ne hanno sentito parlare, ma sono le emozioni pi&ugrave; basilari della tradizione buddista. Non solo hanno ispirato il giovane principe nella sua ricerca del Risveglio, ma anche dopo essere diventato il Buddha ha consigliato ai suoi seguaci di coltivarli quotidianamente. In effetti, il modo in cui ha gestito queste emozioni &egrave; cos&igrave; distintivo che potrebbe essere uno dei contributi pi&ugrave; importanti che i suoi insegnamenti hanno da offrire alla cultura americana oggi.<br />Samvega era ci&ograve; che il giovane principe Siddharta prov&ograve; al suo primo contatto con la vecchiaia, la malattia e la morte. &Egrave; una parola difficile da tradurre perch&eacute; copre una gamma cos&igrave; ampia di significati, almeno tre gruppi di sentimenti contemporaneamente: il senso opprimente di shock, sgomento e alienazione che derivano dallompiaa realizzazione della futilit&agrave; e dell'assenza di significato della vita come viene normalmente vissuta; un senso castigante della nostra stessa compiacenza e stoltezza nell'esserci lasciati vivere cos&igrave; ciecamente; e un ansioso senso di urgenza nel cercare di trovare una via d'uscita dal ciclo senza senso. Questo &egrave; un insieme di sentimenti che tutti abbiamo sperimentato in un momento o nell'altro nel processo di crescita, ma non conosco un singolo termine inglese che copra adeguatamente tutti e tre. Sarebbe utile avere un termine del genere, e forse &egrave; una ragione sufficiente per adottare semplicemente la parola samvega nella nostra lingua.<br />Pi&ugrave; che fornire un termine utile, il Buddismo offre anche una strategia efficace per affrontare i sentimenti dietro di esso. Sentimenti che la nostra cultura trova minacciosi e gestisce molto male. La nostra, ovviamente, non &egrave; l'unica cultura minacciata dai sentimenti di samvega. Nella storia di Siddhartha, la reazione del padre alla scoperta del giovane principe rappresenta il modo in cui la maggior parte delle culture cerca di affrontare questi sentimenti: ha cercato di convincere il principe che i suoi standard di felicit&agrave; erano incredibilmente alti, cercando allo stesso tempo di distrarlo con relazioni e ogni piacere sensuale immaginabile. In parole povere, la strategia era quella di convincere il principe ad abbassare i suoi obiettivi e di trovare soddisfazione in una felicit&agrave; meno che assoluta e non particolarmente pura.<br />Se il giovane principe vivesse oggi in America, il padre avrebbe altri strumenti per affrontare l'insoddisfazione del principe, ma la strategia di base sarebbe essenzialmente la stessa. Possiamo facilmente immaginarlo mentre porta il principe da un consigliere religioso che gli insegni a credere che la creazione di Dio &egrave; fondamentalmente buona e non si concentri su alcun aspetto della vita che metterebbe in dubbio quella convinzione. Oppure potrebbe portarlo da uno psicoterapeuta che tratterebbe i sentimenti di samvega come un'incapacit&agrave; di accettare la realt&agrave;. Se le terapie verbali non ottenessero risultati, il terapeuta probabilmente prescriverebbe farmaci che altererebbero l'umore per attenuare i sentimenti fuori dal sistema del giovane, in modo che potesse diventare un membro produttivo e ben adattato della societ&agrave;.<br />Se il padre fosse davvero al corrente delle tendenze attuali, potrebbe trovare un insegnante di Dharma che consiglierebbe al principe di trovare la felicit&agrave; nei piccoli piaceri miracolosi della vita: una tazza di t&egrave;, una passeggiata nei boschi, l'attivismo sociale, alleviare il dolore di un'altra persona. Non importa che queste forme di felicit&agrave; sarebbero comunque interrotte dall'invecchiamento, dalla malattia e dalla morte, gli avrebbe detto. Il momento presente &egrave; tutto ci&ograve; che abbiamo, quindi dovremmo cercare di apprezzare l'opportunit&agrave; agrodolce di assaporare ma non aggrapparci a brevi gioie mentre passano.<br />&Egrave; improbabile che il principe dal cuore di leone che conosciamo dalla storia avrebbe seguito uno di questi consigli spassionati. Li vedrebbe come una propaganda per una vita di quieta disperazione, che gli chiede di essere un traditore del suo cuore. Ma se non avesse trovato conforto da queste risorse, dove sarebbe andato nella nostra societ&agrave;? A differenza dell'India del suo tempo, non abbiamo alternative consolidate e socialmente accettate per essere membri economicamente produttivi della societ&agrave;. Anche i nostri ordini religiosi contemplativi sono apprezzati per la loro capacit&agrave; di fornire pane, miele e vino per il mercato. Quindi il principe probabilmente non avrebbe trovato altra alternativa che unirsi agli sbandati e agli emarginati, ai radicali e ai rivoluzionari, ai mendicanti e agli emarginati ai margini della societ&agrave;.<br />Avrebbe scoperto molte menti raffinate e spiriti sensibili in questi gruppi, ma nessuno dotato di saggezza alternativa provata e profonda a cui attingere. Qualcuno potrebbe dargli un libro di Thoreau o Muir, ma i loro scritti non gli offrirebbero un'analisi soddisfacente su invecchiamento, malattia e morte, n&eacute; consigli su come superarli. E poich&eacute; non c'&egrave; quasi nessuna rete di sicurezza per le persone ai margini, si ritroverebbe a impiegare una quantit&agrave; eccessiva della sua energia a lottare per la sopravvivenza, con poco tempo o energia rimaste per trovare la propria soluzione al problema di samvega. Sarebbe finito per scomparire, la sua Buddit&agrave; abortita, forse nella regione del canyon dello Utah, forse in una foresta dello Yukon, senza lasciare traccia.<br />Fortunatamente per noi, tuttavia, il principe &egrave; nato in una societ&agrave; che ha fornito sostegno e rispetto per i suoi emarginati. Questo era ci&ograve; che gli diede l'opportunit&agrave; di trovare una soluzione al problema del samvega che rendesse giustizia alle verit&agrave; del suo cuore.<br />Il primo passo in quella ricerca di una soluzione &egrave; simbolizzato nella storia di Siddhartha dalla reazione del principe alla quarta persona che vide durante i suoi viaggi fuori dal palazzo: l'asceta errante della foresta. L'emozione che ha provato a questo punto &egrave; chiamata "pasada", un altro complesso insieme di sentimenti solitamente tradotti come "chiarezza e serena fiducia". &Egrave; ci&ograve; che impedisce a Samvega di trasformarsi in disperazione. Nel caso del principe, ha acquisito un chiaro senso della sua condizione e della via d'uscita da essa, portando a qualcosa al di l&agrave; dell'invecchiamento, della malattia e della morte, allo stesso tempo fiducioso che la strada avrebbe funzionato.<br />Come i primi insegnamenti buddisti ammettono chiaramente, &egrave; che la difficile situazione del ciclo di nascita, invecchiamento e morte &egrave; privo di significato. Non cercano di negare questo fatto e quindi non ci chiedono di essere disonesti con noi stessi o di chiudere gli occhi davanti alla realt&agrave;. Come ha detto un insegnante, il riconoscimento buddista della realt&agrave; della sofferenza, &egrave; cos&igrave; importante che la sofferenza, &egrave; onorata come la prima nobile verit&agrave;; &egrave; un dono, in quanto conferma la nostra esperienza pi&ugrave; sensibile e diretta delle cose, un'esperienza che molte altre tradizioni cercano di negare.<br />Da l&igrave;, i primi insegnamenti ci chiedono di diventare ancora pi&ugrave; sensibili, al punto in cui vediamo che la vera causa della sofferenza non &egrave; l&agrave; fuori, nella societ&agrave; o in qualche essere esterno, ma qui, nel desiderio presente in ogni mente individuale. Quindi confermano che c'&egrave; una fine alla sofferenza, una liberazione dal ciclo. Mostrano la via per quella liberazione, attraverso lo sviluppo di qualit&agrave; nobili gi&agrave; latenti nella mente, al punto che respingono a un lato il desiderio e si aprono al "senza morte". Cos&igrave; la situazione riceve una soluzione pratica, una soluzione entro i poteri di ogni essere umano.<br />&Egrave; anche una soluzione che pu&ograve; essere esaminata e testata criticamente, un'indicazione di quanto il Buddha fosse fiducioso nella soluzione che ha trovato al problema di samvega. Questo &egrave; uno degli aspetti dell'autentico buddismo che pi&ugrave; attrae le persone che sono stanche di sentirsi dire che dovrebbero cercare di negare le intuizioni che hanno ispirato il loro senso di samvega.<br />In effetti, il Buddismo primitivo non solo &egrave; fiducioso di poter gestire i sentimenti di samvega, ma &egrave; anche una delle poche religioni che li coltiva attivamente in misura radicale. La sua soluzione ai problemi della vita richiede cos&igrave; tanto impegno che solo un samvega forte impedir&agrave; al buddista praticante di scivolare di nuovo nei suoi vecchi modi. Da qui la raccomandazione che tutti i buddisti, uomini e donne, laici o ordinati, riflettano quotidianamente sui fatti di invecchiamento, malattia, separazione e morte, per sviluppare sentimenti di samvega e sul potere delle proprie azioni, di coltivare samvega e lo porta avanti come pasada.<br />Per le persone il cui senso del samvega &egrave; cos&igrave; forte da voler abbandonare qualsiasi legame sociale che impedisce loro di seguire il sentiero verso la fine della sofferenza, il Buddismo offre sia un corpo di insegnamenti di saggezza, a lungo provato da cui attingere, sia un rete di sicurezza: il sangha monastico, un'istituzione che consente loro di lasciare la societ&agrave; laica senza dover perdere tempo a preoccuparsi della sopravvivenza di base. Per coloro che non possono lasciare i loro legami sociali, l'insegnamento buddista offre un modo per vivere nel mondo senza essere sopraffatto dal mondo, seguendo una vita di generosit&agrave;, virt&ugrave; e meditazione per rafforzare le nobili qualit&agrave; della mente che porter&agrave; a la fine della sofferenza.<br />La relazione simbiotica progettata per questi due rami della "parisa", o comunit&agrave; buddista, garantisce che ciascuno tragga beneficio dalla relazione con l'altro. Il sostegno dei laici garantisce che i monaci non avranno bisogno di essere eccessivamente preoccupati per cibo, vestiario e alloggio; la gratitudine che i monaci inevitabilmente provano per la generosit&agrave; offerta gratuitamente dai laici aiuta a impedire che si trasformino in disadattati e misantropi. Allo stesso tempo, il contatto con i monaci aiuta i laici a promuovere la giusta prospettiva sulla vita che nutre l'energia di samvega e pasada di cui hanno bisogno per evitare di diventare ottusi e intorpiditi dalla propaganda materialistica dell'economia.<br />Quindi l'atteggiamento buddista nei confronti della vita coltiva il samvega, una chiara accettazione dell'assenza di significato del ciclo di nascita, invecchiamento e morte, e lo sviluppa in pasada: un percorso sicuro verso l'Immortale. Quel percorso include non solo una guida collaudata nel tempo, ma anche un'istituzione sociale che lo nutre e lo alimenta. Queste sono tutte cose di cui la nostra societ&agrave; ha un disperato bisogno. &Egrave; un peccato che, nei nostri attuali sforzi per integrare il Buddismo, siano aspetti della tradizione buddista solitamente ignorati. Continuiamo a dimenticare che una fonte della forza del Buddismo &egrave; la sua capacit&agrave; di tenere un piede fuori dalla corrente principale, e che la metafora tradizionale per la pratica, &egrave; la zattera che attraversa il torrente fino alla riva pi&ugrave; sicura. La mia speranza &egrave; che inizieremo a richiamare alla mente queste cose e a prenderle a cuore, cos&igrave; che nella nostra spinta a trovare un Buddismo che vende e attrae, non finiamo per venderci noi stessi.<br /><br />Tradotto dalla pagina:<br /><a href="https://www.accesstoinsight.org/lib/authors/thanissaro/affirming.html?fbclid=IwAR3yr9Esepv_Klra1puACD2nt04X2sGS3G9flwFcc38nqbmMQEwJoYjQhc8" target="_blank">https://www.accesstoinsight.org/lib/authors/thanissaro/affirming.html?fbclid=IwAR3yr9Esepv_Klra1puACD2nt04X2sGS3G9flwFcc38nqbmMQEwJoYjQhc8</a></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[In che senso "buddhista"?]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/buddhisti-in-che-senso]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/buddhisti-in-che-senso#comments]]></comments><pubDate>Sat, 13 Jun 2020 19:00:44 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/buddhisti-in-che-senso</guid><description><![CDATA[       La domanda dalla quale trae origine tutta la nostra civilizzazione (Oriente o Occidente) &eacute;:&rdquo;unde malo?&rdquo;Noi meditiamo per questo. Cerchiamo infaticabilmente la fonte dalla quale sorge la sofferenza nostra e degli altri. Ci facciamo silenti, immobili, ascoltiamo i pensieri e sentiamo le emozioni. Come fossimo segugi, seguiamo le loro orme, per stanare la sofferenza. Quelle orme formano un sentiero nascosto, impervio, in cui ogni passo &eacute; segnato dalla rettitudine. L [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.abruzzobuddhismo.org/uploads/1/0/9/0/10903887/p134.png" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph" style="text-align:left;">La domanda dalla quale trae origine tutta la nostra civilizzazione (Oriente o Occidente) &eacute;:&rdquo;unde malo?&rdquo;<br /><br />Noi meditiamo per questo. Cerchiamo infaticabilmente la fonte dalla quale sorge la sofferenza nostra e degli altri. Ci facciamo silenti, immobili, ascoltiamo i pensieri e sentiamo le emozioni. Come fossimo segugi, seguiamo le loro orme, per stanare la sofferenza. Quelle orme formano un sentiero nascosto, impervio, in cui ogni passo &eacute; segnato dalla rettitudine. La rettitudine in questo caso &eacute; da intendersi anche in senso morale, ma sopratutto &ldquo;tecnico&rdquo;, come onest&aacute;, franchezza con quanto appreso. Questo sentiero &eacute; noto come &ldquo;Il Nobile sentiero della via mediana&rdquo;.<br /><br />Il sentiero &eacute; mediano, perch&eacute; conduce alla sofferenza, passa attraverso la sofferenza, non la nega e tantomeno la combatte, ma ci passa in mezzo, senza astio, equanimamente, standoci in compagnia, standoci seduto davanti, con un cuore in agio, con coraggio appunto. <br /><br />Non pu&ograve; esserci nel cuore del meditante, l&rsquo;ipocrisia, nel senso che egli deve essere capace di accettare le aporie, le incongruenze della sua condizione mondana.<span style="background-color: transparent; -webkit-text-size-adjust: 100%;"> Deve avere il coraggio di vedersi rotto, non coerente, articolato, complesso, inconciliabile con i suoi ideali e desideri. Tutto questo finalmente permette al cuore di farsi umile e piccolo, per potersi liberare dalle strutture interiori che definiscono e sorreggono l&rsquo;Io e il suo senso di potenza e volont&agrave;.</span><br />Potr&aacute; ammettere finalmente, che il mare non pu&ograve; essere svuotato a cucchiaiate, a palate o altro mezzo mosso dalla volont&aacute;, fosse anche quella di tutti gli uomini del mondo insieme.<br />A poco a poco al chiedersi come poter svuotare il mare, finalmente ci si pu&ograve; domandare, perch&eacute; lo si vuole svuotare? <br />Di fronte a tutto questo abbandono del senso e della volont&agrave;, emerge il silenzio.<br /><br />La meditazione &eacute; il lento esaurirsi delle condizioni che sostanziano di senso il s&eacute;. La meditazione &eacute; l&rsquo;&rdquo;olocausto&rdquo; del s&eacute; e della sua volont&agrave;, del suo istinto alla sopravvivenza. Cessato il sopravvivere, emerge il vivere, dalla sopravvivenza alla vita autentica. &Eacute; per questo che essa avviene in contesti, con simboli, modi e rituali religiosi. Una meditazione diversamente non sarebbe buddhista, risvegliante, bens&igrave; un <span style="background-color: transparent; -webkit-text-size-adjust: 100%;">&ldquo;divertisement&rdquo;, una distrazione dal turbinio della vita, non importa quali siano le intenzioni buone che la alimentano. </span><br /><br />Tradizionalmente, la somma rinuncia dell&rsquo;addestramento, &eacute; quella dell&rsquo;Io e del mio, del narcisismo morale, intellettuale e spirituale. Questa rinuncia &eacute; scenograficamente rappresentata dalla meditazione assisa. <br /><br />Questa catarsi profonda, libera il cuore e la mente dalle visioni errate, non rette, ovvero disoneste e ipocrite, manipolative, captive che vedono la realt&agrave; come qualcosa da modificare, variare secondo le necessit&agrave; dell&rsquo;ego. Essa rende possibile un&rsquo;esistenza non condizionata, quindi libera dalla sofferenza che ne deriva. Questa possibilit&agrave; &eacute; il Nibbana. <br /><br />Il senso profondo della pratica &eacute; risvegliarsi a questa possibilit&agrave; intrinseca alla condizione umana, &eacute; risvegliarsi all&rsquo;umanit&agrave;, &eacute; la nostra umanizzazione, &eacute; il compimento della nostra nascita. <br />In questo senso si &eacute; figli del Buddha, praticanti buddhisti, la meditazione &eacute; buddhista: tutte queste cose hanno come orizzonte e motivazione, realizzare il risveglio, il Buddha, seguendo le orme, gli insegnamenti e le indicazioni dei &ldquo;Nobili esseri&rdquo;, i risvegliati.</div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[I demoni perturbatori: Kilesa Mara]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/i-demoni-perturbatori-kilesa-mara]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/i-demoni-perturbatori-kilesa-mara#comments]]></comments><pubDate>Fri, 24 Apr 2020 11:49:57 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/i-demoni-perturbatori-kilesa-mara</guid><description><![CDATA[	#element-0d1a27af-75e2-480b-a495-5ff7a3d1b4ba .colored-box-content {  clear: both;  float: left;  width: 100%;  -moz-box-sizing: border-box;  -webkit-box-sizing: border-box;  -ms-box-sizing: border-box;  box-sizing: border-box;  background-color: #f8c7a9;  padding-top: 20px;  padding-bottom: 20px;  padding-left: 20px;  padding-right: 20px;  -webkit-border-top-left-radius: 0px;  -moz-border-top-left-radius: 0px;  border-top-left-radius: 0px;  -webkit-border-top-right-radius: 0px;  -moz-border-to [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div id="565333802190675060"><div><style type="text/css">	#element-0d1a27af-75e2-480b-a495-5ff7a3d1b4ba .colored-box-content {  clear: both;  float: left;  width: 100%;  -moz-box-sizing: border-box;  -webkit-box-sizing: border-box;  -ms-box-sizing: border-box;  box-sizing: border-box;  background-color: #f8c7a9;  padding-top: 20px;  padding-bottom: 20px;  padding-left: 20px;  padding-right: 20px;  -webkit-border-top-left-radius: 0px;  -moz-border-top-left-radius: 0px;  border-top-left-radius: 0px;  -webkit-border-top-right-radius: 0px;  -moz-border-top-right-radius: 0px;  border-top-right-radius: 0px;  -webkit-border-bottom-left-radius: 0px;  -moz-border-bottom-left-radius: 0px;  border-bottom-left-radius: 0px;  -webkit-border-bottom-right-radius: 0px;  -moz-border-bottom-right-radius: 0px;  border-bottom-right-radius: 0px;}</style><div id="element-0d1a27af-75e2-480b-a495-5ff7a3d1b4ba" data-platform-element-id="848857247979793891-1.0.1" class="platform-element-contents">	<div class="colored-box">    <div class="colored-box-content">        <div style="width: auto"><div></div><div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"><a><img src="https://www.abruzzobuddhismo.org/uploads/1/0/9/0/10903887/leedhammadharo-da-ajarnb-wfaceportraitpic1c_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /></a><div style="display:block;font-size:90%"></div></div></div><div class="paragraph" style="text-align:center;">&#8203;<br /><font><font><em>Phra Suddhidhammaransi Gambhiramedhacarya (1907&ndash;1961), comunemente noto come Ajahn Lee Dhammadharo, era insegnante di meditazione nella Tradizione della foresta thailandese dell'ordine buddista Theravada di Dhammayuttika Nikaya. Era nato nella provincia di Ubon Ratchathani nella regione dell'Isan ed era un discepolo di Acjahn Mun Bhuridatta.</em></font></font><br /><font><font><em>Ajahn Lee &egrave; considerato uno dei grandi maestri di meditazione della Tradizione della foresta thailandese del XX secolo. Tra i monaci della foresta, aveva una completa conoscenza sugli insegnamenti di meditazione e compose la mappa pi&ugrave; dettagliata dei jhana. Fu uno dei primi insegnanti a portare gli insegnamenti della Tradizione della foresta nel contesto pi&ugrave; ampio della societ&agrave; tailandese. Non ha mai parlato dei suoi conseguimenti meditativi, tuttavia &egrave; stato ampiamente discusso tra i suoi studenti se fosse pienamente realizzato. </em></font></font><br /><font><font><em>Ajahn Lee ha iniziato a frequentare la scuola all'et&agrave; di dodici anni, e ha lasciato la scuola all'et&agrave; di diciassette anni. In quel momento, era preoccupato di guadagnare denaro a sufficienza per realizzare i suoi sogni e sposarsi a 30 anni. </em></font></font><br /><font><font><em>Dopo essersi ordinato, rifer&igrave; di non essere soddisfatto del comportamento dei monaci che lo circondavano. I monaci "giocavano a scacchi, organizzavano combattimenti di galli e persino la sera mangiavano cibo".</em></font></font><br /><font><font><em>Dopo aver incontrato Ajahn Mun, Ajahn Lee si riordin&ograve; nella tradizione Thammayut, e vag&ograve; per le foreste come un eremita, come monaco che osserva il dhutanga. Viaggi&ograve; fino in Birmania, Cambogia e India.</em></font></font><br /><font><font><em>Dopo le piogge monsoniche del 1927, Ajahn Lee torn&ograve; al villaggio dove era nato (nell'attuale distretto di Amnat). Mentre stava in un santuario degli spiriti in un villaggio vicino, suo padre scopr&igrave; dove fosse e lo raggiunse. Quando arriv&ograve; a destinazione, si stabil&igrave; nel cimitero del villaggio, dove gli abitanti del villaggio si rifiutavano di abitare vicino per paura dei fantasmi. </em></font></font><br /><font><font><em>Ajahn Lee rimase qui per diverse settimane, dando sermoni a persone che venivano da altri villaggi. Ajahn Lee convinse la gente del villaggio a rifugiarsi nei Tre gioielli. L'intento di Ajahn Lee, era di mettere fine negli abitanti del villaggio la paura degli spiriti. Ci&ograve; rese alcuni abitanti del villaggio spaventati e turbati, e si opposero al fatto che lui fosse l&igrave;. Quando un ufficiale di distretto rimase un giorno nel villaggio, si schier&ograve; con l'intento di Ajahn Lee per liberare l'area della devozione degli spiriti e rendere la pratica buddista ortodossa.<br /><br /></em><em><br /></em></font></font><em><font size="3"><font style="">Che tutti i meriti di quanto &egrave; stato fatto, <br />siano condivisi con tutti gli amici e le amiche nel Dhamma.<br /><br /></font><font style=""><font>Possano tutti gli esseri essere felici.</font></font><font style=""><font><br />Possano tutti gli esseri essere liberi dalla sofferenza.</font></font><font style=""><font style=""><br />Possano tutti gli esseri essere liberi dall'ignoranza.</font></font></font></em><br /><span></span><font><font>Ringraziamo l'amico Andrea T. Per il lavoro di traduzione.</font></font><br /><br /><span></span></div></div>    </div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div class="paragraph">&#8203;<br /><em><font><font><strong><br />&#8203;Prefazione </strong></font></font><br /><br /><font color="#1d2129"><font><font>In questo testo Achaan Lee ci chiarisce, con un linguaggio chiaro e diretto, aspetti importanti della conoscenza buddhista della mente e dei suoi processi. Ci parla della brama e dei suoi processi di condizionamento dell&rsquo;esistenza, non soltanto in senso negativo ma anche positivo.</font></font></font><br /><font color="#1d2129"><font><font>Quello che rende qui l&rsquo;insegnamento di Achaan Lee particolare &egrave; il fatto che esso rompe qualunque schema dualistico e rigido, sin dall&rsquo;incipit del discorso. Egli parla degli inquinanti non come solo un limite da risolvere ma come alleati del cammino. Achaan Lee d&agrave; al lettore delle suggestioni quasi tantriche con il suo insegnamento e approccio, quando parla dell&rsquo;abilit&agrave; di trasformare il negativo in positivo, come tratto peculiare della &ldquo;persona eccellente&rdquo;, il grado pi&ugrave; alto in una scala a tre gradini: buono, eccellente ed eccezionale.</font></font></font><br /><font color="#1d2129"><font><font>Nela parte centrale del discorso Achaan Lee offre una magistrale spiegazione sugli inquinanti mentali, usando la metafora familiare, ne d&agrave; una descrizione gerarchica e connesse da una relazione di causalit&agrave;.</font></font></font><br /><font><font><font color="#1d2129"><font><font>Al vertice e origine, pone </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>avijja, </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>l'ignoranza</font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>, </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>la madre. I </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>tre veleni</font></font></font><font color="#1d2129"><font><font> di avidit&agrave;, avversione e illusione, i suoi figli, che determinano i tre</font></font></font><font color="#1d2129"><font><font> skandha,</font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>i fattori mentali, distinguendoli nei tre classici gruppi di: </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>meritori, demeritori e neutri. </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>I nipoti di avijja, sono in fine le tre forme di desiderio: </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>kamma-tanha</font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>, il desiderio sensuale, </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>bhava-tanha</font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>, il desisderio di esistere e </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>vibhava-tanha</font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>, il desiderio di non esistere.</font></font></font></font></font><br /><font><font><font color="#1d2129"><font><font>Nello sviluppo dei suoi argomenti, utilizza immagini e metafore tratte dalla vita quotidiana, nella forma di parobole, come nel caso in cui spiega come l'avidit&agrave;, l'avversione e l'illusione causano e generano i fattori mentali poritivi, negativi e neutri, e utilizzando lo schema interpretativo classico del </font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>kamma</font></font></font><font color="#1d2129"><font><font>, ne descrive gli esiti psicologici.</font></font></font></font></font><br /><font><font><font color="#1d2129"><font><font>Quando invece approfondisce avijja, l'ignoranza il linguaggio torna tecnico. Affrontare l'ignoranza &egrave; spiegato come un processo di svelamento indotto dalla vipassana, attraverso la contemplazione dei canonici Quattro fondamenti della presenza mentale. Qui Achaan Lee si preoccupa di spiegarne dettagliattamente lo svolgimento per ognuno dei quattro oggetti.</font></font></font></font></font><br /><br /><br /><br /><font><font>Il discorso si conclude sapientemente con la tesi iniziale, ma arricchita dall'esposizione dei tre tipi di persone. Le persone eccellenti sono coloro i quali, avendo trascesa l'ignoranza fondamentale circa la natura di avijja, sono capaci di apprendere da tutto quanto la vita offra loro di sperimentare, al di l&agrave; della loro apparente natura. Il saggio non ha al mondo nemici.<br /><br />&#8203;</font></font></em></div>  <div class="paragraph"><font><font><strong>I demoni perturbatori : Kilesa Mara<br />&#8203;</strong></font></font><br /><font><font><span>E' la natura del mondo che nulla sia del tutto negativo. Tutto deve avere almeno qualcosa di buono.<br />Lo stesso vale per le varie forme di Mara, o i demoni tentatori, che ostacolano la nostra pratica.<br />Non &egrave; il caso che siano sempre solo un ostacolo. A volte si trasformano in nostri amici e compagni; a volte nei nostri aiutanti e sostenitori; altre volte nei nostri schiavi, aiutandoci e prendendoci cura di noi stessi.<br />Ecco perch&eacute;, se sei un tipo intransigente, devi percorrere una via di mezzo. Da un lato, devi concentrarti sul loro aspetto negativo. Dall'altro, devi concentrarti sul loro aspetto positivo. I loro lati positivi e negativi sono realt&agrave; che esistono insieme. Quanto a noi, dobbiamo prendere una posizione nel mezzo, esaminando le cose in modo da non agire con malizia o con pregiudizio. Una volta che vediamo il lato positivo di queste cose, possiamo familiarizzarci con esse. Possiamo entrarci in intimit&agrave;. Quando vi entriamo in familiarit&agrave; ed intimit&agrave;, sviluppiamo un senso di parentela con essi. Come disse il Buddha, </span></font></font><font><font><span><em>vissasa parama &ntilde;ati</em></span></font></font><font><font><span>: la familiarit&agrave; &egrave; la pi&ugrave; alta forma di parentela.</span></font></font><br /><br /><font><font>I nostri nemici, quando familiarizziamo con loro, possono diventare nostri amici. I nostri compagni. I nostri servi. I nostri schiavi. Quando possiamo guardare le cose in questo modo, entrambe le parti ne traggono beneficio. Ne beneficiamo sia noi che i nostri demoni di Mara.<br />Al tempo del Buddha, ad esempio, il Buddha conobbe cos&igrave; bene Mara che alla fine si convert&igrave; e si sent&igrave; favorevolmente incline al bene e alle pratiche che il Buddha aveva sviluppato. Quando Mara non ebbe pi&ugrave; potere sul Buddha, rese omaggio al Buddha e si ritrov&ograve; trasportato in cielo. Non &egrave; tutto. Divenne un bodhisattva. In futuro otterr&agrave; anche il Risveglio come un Buddha completamente auto-risvegliato.<br />Quindi ne trassero beneficio sia loro sia il Buddha. Questa &egrave; la natura delle persone che hanno discernimento: possono prendere cose cattive e trasformarle in cose buone.</font></font><br /><br /><font><font><span>Quanto a noi, restiamo ancora sotto il dominio di Mara di vario genere. Questi Mara intimidatori sono chiamati </span></font></font><font><font><span><em>Kilesa-Mara</em></span></font></font><font><font><span>, i demoni della contaminazione. I pi&ugrave; grandi, quelli davvero famigerati, sono l'avidit&agrave;, l'avversione e l'illusione. Questi sono quelli famosi. Quanto a quelli che rimangono pi&ugrave; sullo sfondo, dietro le quinte, vi sono: </span></font></font><font><font><span><em>kama-tanha</em></span></font></font><font><font><span>, brama sensuale, che lottano per ottenere le cose in modo che reca offesa al Dhamma; </span></font></font><font><font><span><em>bhava-tanha</em></span></font></font><font><font><span>, ardente desiderio che le cose siano in questo modo o in quello; e </span></font></font><font><font><span><em>vibhava-tanha</em></span></font></font><font><font><span>, desiderio che le cose non accadano. Ad esempio, una volta che abbiamo guadagnato ricchezza, non vogliamo perderla; una volta ottenuto lo status, non vogliamo che nessuno cancelli il potere che abbiamo sugli altri. Questo &egrave; </span></font></font><font><font><span><em>vibhava-tanha</em></span></font></font><font><font><span>. Queste tre forme di brama sono anch&rsquo;esse demoni della contaminazione, ma non sono molto conosciute. Solo una volta di tanto in tanto ne senti qualcuno menzionare i loro nomi.</span></font></font><br /><br /><font><font>Per quanto riguarda l'avidit&agrave;, l'avversione e l&rsquo;illusione, sono molto grandi, molto potenti, molto noti. La madre di tutti questi Mara &egrave; l'ignoranza (avijja). Tutto viene dall'ignoranza. Il bene viene dall'ignoranza. Il male viene dall'ignoranza. Per chiamare le cose con i loro nomi, l'ignoranza &egrave; la condizione necessaria per le costruzioni (sankhara) e fabbricazioni, e quando si presentano, si presentano in tre tipi:</font></font><ol><li><font><font><span><strong>formazioni meritorie</strong></span></font></font><font><font><span>: intenzioni e volizioni che vanno nella direzione di dare origine al bene;</span></font></font></li><li><font><font><span><strong>formazioni demeritorie</strong></span></font></font><font><font><span>: pensieri che vanno nella direzione di ci&ograve; che &egrave; male, corrotto e improprio, contaminando la mente e facendola perdere la sua lucentezza;</span></font></font></li><li><font><font><span><strong>formazioni neutre</strong></span></font></font><font><font><span>: pensieri che non sono n&eacute; meritori n&eacute; malvagi. Ad esempio, quando pensiamo di andare al mercato domani, o di andare a lavorare nel nostro campo, o di fare un bagno o mangiare un pasto. Quando pensieri come questo sorgono nella mente, vengono chiamati formazioni neutre: pensieri che non sono ancora n&eacute; buono n&eacute; cattivo.</span></font></font></li></ol><br /> <font><font>Queste formazioni sono anch&rsquo; esse demoni delle contaminazioni. Sono i figli di Mara, ma raramente mostrano i loro volti in pubblico. Sono come i bambini della nobilt&agrave;, i bambini nel palazzo reale. Quasi mai mostrano i loro volti all'esterno, quindi pochissime persone conoscono i loro nomi, pochissime persone hanno visto i loro volti. A meno che non si sviluppi la mente e la concentrazione, non vedrete queste bellezze. Se sviluppate concentrazione, potete scrutare dentro, usando il vostro discernimento per separare i veli, e poi vedrete questi figli di Mara.</font></font><br /><font><font><strong>La madre di Mara, l'ignoranza, giace ancora pi&ugrave; in profondit&agrave;. L'ignoranza significa non conoscere la propria mente, confondere il proprio pensiero con la propria mente; avere una conoscenza confusa della vostra mente; pensando che i vostri pensieri sul passato o sul futuro siano la mente; pensare che il corpo sia la mente o la mente sia il corpo; che quel sentimento sia la mente o che la mente stia provando quel sentimento; che le qualit&agrave; mentali siano la mente o che la mente sia le qualit&agrave; mentali; che la mente sia il s&eacute; o il s&eacute; sia la mente; non riuscire a separare queste cose dal &ldquo;te&rdquo; stesso, rimanendo impigliato: si chiama ignoranza.<br />In breve, l'ignoranza significa farsi catturare dal presente.</strong></font></font><br /><br /><font><font>Tutte le cose che ho menzionato finora sono chiamate demoni delle contaminazioni. Ci disturbano continuamente, ci ostacolano continuamente, motivo per cui vengono chiamati i demoni della contaminazione. Come agiscono i demoni? Quando diventate davvero avidi, ad esempio, vi impediscono di essere generosi e fare donazioni. Volete semplicemente ottenere e non volete dare. Ecco come l'avidit&agrave; &egrave; un demone. Quando diventiamo possessivi delle cose, tenendocele strette, e qualcuno distrugge ci&ograve; a cui ci stiamo aggrappando, ci arrabbiamo e ci sentiamo maltrattati. Questo mette la nostra mente in subbuglio e si agita tutto. Ecco come l'avidit&agrave; &egrave; un demone.</font></font><br /><font><font>Lo stesso vale per la rabbia. Una volta che si presenta, non v'importa niente di niente. Vedete le altre persone come nient'altro che formiche rosse o nere: tutto ci&ograve; che dovete fare &egrave; calpestarle e hanno finito di esistere. Il potere esplosivo della rabbia &egrave; pi&ugrave; violento di ogni altra cosa. Che voi siate davvero in grado di meritarvi una cosa, non vi interessa. Siete sfacciati e insensati. Ma se qualcuno arriva in quel momento e cerca di convincervi ad agire in modo abile, non volete sentir nulla di ci&ograve; che hanno da dire. La rabbia deve proseguire fino a quando non si esaurisce da sola. Ecco perch&eacute; si chiama demone, perch&eacute; non puoi fare nulla di buono mentre sei sotto il suo potere.</font></font><br /><br /><font><font>L'illusione &egrave; anche peggio. L&rsquo;illusione penetra in voi, come il sangue penetra in ogni parte del vostro corpo. Quando facciamo il male, siamo illusi. Quando facciamo del bene, siamo ancora illusi. Anche se siamo ben istruiti nel Dhamma, non possiamo ancora sfuggire al potere dell'illusione. Non importa chi siamo, ci simette subito alle calcagna. Potremmo voler offrire dei meriti, ma quando siamo illusi non sappiamo cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Vogliamo semplicemente il merito. Osserviamo i precetti perch&eacute; vogliamo essere buoni, ma non sappiamo quale sia la vera virt&ugrave;. &Egrave; lo stesso quando pratichiamo la concentrazione. Vogliamo ottenere risultati, ma non possiamo distinguere la giusta concentrazione da quella sbagliata. Continuiamo semplicemente a desiderare. Questo si chiama illusione, in quanto la nostra conoscenza non &egrave; in linea con la verit&agrave;. Non &egrave; che non sappiamo nulla. Lo sappiamo, ma ci&ograve; che sappiamo si allontana dalla verit&agrave;. Siamo come una persona che ha perso la sua strada: pu&ograve; ancora andare avanti; &egrave; solo che non &egrave; sulla strada giusta. Supponiamo, ad esempio, che vogliamo andare a Bangkok ma ci confondiamo sulla strada e iniziamo a dirigerci verso Bang Puu. Siamo fuori strada per quanto riguarda Bangkok, ma siamo sulla buona strada per Bang Puu, e possiamo continuare. Non significa che quando sei sulla strada sbagliata non puoi camminare. Puoi, ma &egrave; la strada sbagliata per quanto riguarda la destinazione che desideri. Finirai semplicemente deluso. Questo &egrave; il motivo per cui l'illusione si chiama demone.<br />&#8203;</font></font><br /><font><font>Il secondo livello di demoni sono le forme di brama. Esistono tre forme di brama, ma che si riducono a due tipi. Traduciamo la brama ardente come "desiderio", e il desiderio &egrave; di due tipi. Uno &egrave; il desiderio mescolato con la lussuria, per le cose mondane. Il secondo non ha lussuria. &Egrave; semplicemente un senso di inclinazione, affetto, simpatia per gli oggetti. Ad esempio, proviamo simpatia per alcuni luoghi. Vediamo determinati oggetti materiali e ci piacciono per il loro aspetto, quindi li cerchiamo; in altre parole, vogliamo ottenerli. Anche questo &egrave; un tipo di brama. Lo stesso vale per i vari suoni che ci piacciono. Fatichiamo per entrarne in possesso. Il nostro desiderio ci tira, ci trascina; o che si ottenga o meno ci&ograve; che vogliamo, dobbiamo continuare a correre. Se otteniamo ci&ograve; che vogliamo, almeno abbiamo qualcosa da mostrare per i nostri sforzi. Se non lo facciamo, &egrave; una perdita di tempo ed energia e soffriamo. Questo tipo di desiderio &egrave; anche chiamato brama: brama di oggetti, cose, suoni, odori, sapori, sensazioni tattili: cose che ci piacciono. Questo &egrave; il desiderio combinato non con la lussuria, ma con l'avidit&agrave;.</font></font><br /><br /><font><font><span>Cos&igrave; la brama ha questi due sapori, distillati da </span></font></font><font><font><span><em>kama-tanha</em></span></font></font><font><font><span>, </span></font></font><font><font><span><em>bhava-tanha</em></span></font></font><font><font><span> e </span></font></font><font><font><span><em>vibhava-tanha</em></span></font></font><font><font><span>: desiderio combinato con lussuria e desiderio libero da lussuria. Anche questi sono demoni delle contaminazioni. Ciascuno di essi impedisce alla mente di inclinarsi verso la giusta concentrazione. Questo &egrave; il motivo per cui il desiderio, </span></font></font><font><font><span><em>chanda,</em></span></font></font><font><font><span> &egrave; classificato come un ostacolo. Il desiderio inteso come un ostacolo, comprende l'inclinazione, un senso di gradevolezza, senza essere mescolata con alcuna lussuria. C'&egrave; un altro tipo di </span></font></font><font><font><span><em>chanda,</em></span></font></font><font><font><span> chiamato </span></font></font><font><font><span><em>chanda-raga</em></span></font></font><font><font><span>, o </span></font></font><font><font><span><em>desiderio-e-passione</em></span></font></font><font><font><span> - che &egrave; pi&ugrave; pesante di </span></font></font><font><font><span><em>chanda</em></span></font></font><font><font><span> come ostacolo. </span></font></font><font><font><span><em>Chanda</em></span></font></font><font><font><span> come ostacolo &egrave; leggero. </span></font></font><font><font><span><em>Chanda-raga</em></span></font></font><font><font><span> &egrave; un nemico dei precetti. Chanda come ostacolo &egrave; nemico della concentrazione. Questo &egrave; il motivo per cui il desiderio in entrambi i sensi della parola &egrave; classificato come un demone, un demone delle contaminazioni. Questo &egrave; il secondo livello.</span></font></font><br /><br /><font><font>Il livello successivo di demoni sono le forme di formazioni o volizioni mentali. Ad esempio, le formazioni meritorie: i pensieri della mente che propendono o danno origine al merito, al bene. Supponiamo ora che quei pensieri non abbiano soddisfazione. La mente allora diviene acida. Come il re Asoka, che governava il subcontinente indiano, governava in due modi. Uno era attraverso la sua bont&agrave; come persona. I suoi sudditi lo rispettavano, lo onoravano e quindi gli obbedivano. L'altro modo era attraverso il suo potere militare e la sua forza. Questo era il motivo per cui c'era legge e ordine nel suo regno. Nell'ambito della religione, ha dato un enorme sostegno e incoraggiamento, costruendo una grande quantit&agrave; di opere meritorie, cos&igrave; tanto che gli si rivolse contro. Diede continue donazioni ai bhikkhu del sangha, fino a quando un giorno, verso la fine della sua vita, decise che voleva usare del denaro per acquistare donazioni come forma di omaggio al Buddha, al Dhamma e al Sangha. Dopo aver formulato questa intenzione, ma prima che avesse avuto l'opportunit&agrave; di spendere quanto voleva, si ammal&ograve;. Quindi voleva sbrigarsi e finire di fare i meriti in linea con i suoi piani. Mand&ograve; uno dei suoi funzionari a prelevare pi&ugrave; denaro dal tesoro, che conteneva sia fondi governativi che fondi privati &#8203;&#8203;del re. Quando il funzionario arriv&ograve; al tesoro, il tesoriere disse che non avrebbe consegnato il denaro, in quanto doveva andare solo al governo.</font></font><br /><font><font>Quindi il funzionario torn&ograve; per informare Re Asoka, che si arrabbi&ograve;. "Questi sono i miei fondi", pens&ograve;. Voleva usare i fondi come una forma di omaggio al Buddha, al Dhamma e al Sangha, ma quando non riusc&igrave; a farlo, la sua mente si inaspr&igrave;. Accadde che mor&igrave;, con la mente turbata. Ora, poich&eacute; mor&igrave; mentre era arrabbiato con il suo tesoriere per non avergli permesso di offrire meriti, il risultato fu che nacque come un serpente gigantesco, un enorme pitone, che strisciava avanti e indietro attorno al tesoro reale. L&igrave; dovette rimanere, fissato sui suoi averi, per molti giorni, il che gli impediva di godere dei risultati del bene che aveva fatto. Quando era vivo, aveva fatto del bene in molti modi: costruendo templi, costruendo pagode, piantando un gran numero di alberi di Bodhi, facendo enormi donazioni al Sangha, osservando i precetti, ascoltando il Dhamma. Quando mor&igrave;, avrebbe dovuto rinascere come un deva maschio o femmina, ma invece andandosene in quel modo, venne alla luce come un serpente. Questo &egrave; un esempio di come buone intenzioni, intenzioni meritorie, quando non sono soddisfatte, possono portare alla contaminazione e alla rinascita come animali comuni. Ecco perch&eacute; i pensieri di elargire meriti, anche se meritori, possono trasformarsi in demoni.</font></font><br /><font><font>Lo stesso &egrave; ancora pi&ugrave; vero con le formazioni demeritorie, i pensieri di fare il male. Basta pensare al male per far s&igrave; che sia sufficiente ad ostacolare la nostra bont&agrave;. Quando pensieri di questo tipo sorgono nella mente, anche se non abbiamo ancora agito, anche se non abbiamo ancora parlato sotto la loro influenza, il semplice fatto di avere una cattiva intenzione nella mente &egrave; sufficiente per impedirci di raggiungere i nobili sentieri e le realizzazioni. Un esempio di questo &egrave; la storia di due abitanti di un villaggio, due amici, durante un sabato di osservanza buddista. Al mattino presto, le persone nel villaggio sentirono il suono della campana e del gong nel tempio locale, quindi si alzarono prima dell'alba e si prepararono per andare a dare da mangiare e ascoltare un sermone al tempio. Uno degli amici pens&ograve; tra s&eacute; e s&eacute;: "Se vado a prender meriti al tempio, quando torno a casa non avr&ograve; niente da mangiare. Meglio che vada a pescare". Quindi cucin&ograve; del riso e prepar&ograve; il cibo per l'altro amico da portare al tempio.</font></font><br /><font><font>Per quanto riguarda l'amico che andava al tempio: mentre metteva del cibo nelle ciotole dei monaci, prendeva i precetti e ascoltava il sermone, tutto ci&ograve; che riusciva a pensare erano i cattivi pensieri del tipo: "Il mio amico riuscir&agrave; a catturare qualche pesce per far da mangiare questa sera, mi chiedo ". Mentre ci pensava, svilupp&ograve; un forte desiderio di mangiare pesce al curry, fatto con il pesce che il suo amico stava uccidendo nel torrente. &Egrave; tutto ci&ograve; a cui riusciva a pensare mentre metteva del cibo nelle ciotole dei monaci e ascoltava il sermone. Non stava pensando all'uccisione dell&rsquo;animale. Pens&ograve; semplicemente: "Se il mio amico pesca del pesce, potr&ograve; mangiare". Per quanto riguarda l'amico che stava pescando, non riusciva a pensare a altro, "Mi chiedo se il mio amico abbia messo del cibo nelle ciotole dei monaci ... Ormai, probabilmente ha preso i precetti ... Ormai probabilmente star&agrave; ascoltando il sermone e ottenendo un sacco di meriti". Questo &egrave; tutto ci&ograve; a cui poteva pensare. Ora, grazie al potere meritorio delle sue intenzioni, nessun pesce fu catturato dalla sua rete. Ogni volta che sentiva il colpo di gong al tempio, abbassava la rete, alzava le mani e diceva: "Sadhu!", tutto il giorno fino a quando l'oscurit&agrave; scese. Poich&eacute; i suoi pensieri erano cos&igrave; persi nel fare il bene, i suoi sforzi per compiere il male non ci riuscirono.</font></font><br /><font><font>Per quanto riguarda l'amico che andava a ricever meriti al tempio, i suoi pensieri erano persi nell'idea di mangiare pesce con il suo amico, cos&igrave; alla fine non ottenne quasi alcun merito. I meriti che ricevette non valsero tutto il tempo e gli sforzi che erano stati fatti per sistemare il cibo per i monaci, prendere i precetti e ascoltare il sermone con le mani giunte in segno di rispetto. In altre parole, il suo stato d'animo annull&ograve; la sua bont&agrave;, quindi non riusc&igrave; a trovare una corrispettivo per il suo amico che era fuori a fare il male senza volerlo davvero. Quindi il suo stato d'animo si trasform&ograve; in un demone e lo danneggi&ograve; in due modi: il primo era che voleva mangiare pesce ma non aveva avuto un solo boccone. Il secondo era che, anche se aveva guadagnato un po&rsquo; di merito dalle donazioni che aveva fatto ai monaci, era troppo poco. Ha semplicemente eseguito il gesto di mettere il cibo nelle ciotole dei monaci, prendendo i precetti, ascoltando il sermone, ma la sua mente era concentrata sul mangiare pesce al curry con il suo amico. Quindi non ha ottenuto nessuno dei buoni risultati che avrebbe voluto ottenere dalle sue azioni. Questo &egrave; il motivo per cui si dice che i pensieri malvagi annullano la nostra bont&agrave;. Anche se stiamo facendo del bene, pensieri di questo tipo feriscono la nostra bont&agrave;, come una palma o un albero di cocco con la corona tagliata. O un banano che ha dato i suoi frutti: non sar&agrave; pi&ugrave; in grado di crescere, di portare fiori o di produrre altri frutti. Le persone che pensano in modo malvagio, anche se fanno del bene, non incontrano alcun progresso nella vita. Non incontrano altro che fallimento. Questo si chiama formazione demeritorie, un altro tipo di demone che ci impedisce di riuscire a dare origine al bene.</font></font><br /><br /><font><font>Il terzo tipo di formazione mentale &egrave; il pensiero neutro, che non &egrave; ancora buono o cattivo. Questo tipo di pensiero pu&ograve; anche essere un demone delle contaminazioni. Supponiamo, ad esempio, che intendiamo lavorare nella nostra fattoria. "Non abbiamo tempo di andare al monastero", ci diciamo: "Non abbiamo ancora abbastanza da mangiare". O se abbiamo intenzione di vendere dei prodotti: "Se andiamo al monastero, non avremo il tempo di ottenere un buon incasso". Oppure passiamo il nostro tempo a pensare ad alcuni importanti affari che dobbiamo fare, che dovremmo fare questo e dire quello. Oppure pensiamo di uscire a fare un giro e rilassarci un po&rsquo;. Quando pensiamo in questo modo, ci vorr&agrave; ancora del tempo per sviluppare la bont&agrave; dentro di noi. Continuiamo a rimandare. In quale modo? Quando siamo bambini, ci diciamo che possiamo aspettare fino a quando non saremo pi&ugrave; grandi. Non moriremo presto, quindi dovremmo dedicare del tempo a studiare. Quando diventiamo giovani adulti, ci diciamo che possiamo aspettare fino a quando non ci sposeremo. Una volta che ci sposiamo e ci stabiliamo nella nostra carriera, ci diciamo di aspettare che i nostri figli crescano e si sposino. Andare al monastero pu&ograve; aspettare fino a quando non saremo invecchiati un po&rsquo;. Continuiamo a rimandare e ci trasformiamo in simpatici maialini che Mara pu&ograve; deglutire facilmente senza nemmeno rendercene conto.</font></font><br /><font><font>Alla fine, se sopravvivremo davvero fino alla vecchiaia, i nostri figli si preoccuperanno e proveranno a dissuaderci dall'andare. "Mamma, non andare al monastero. Sei vecchia. Soffrirai ogni sorta di difficolt&agrave;." E noi ci crediamo. "Se ti senti svenire o ti ammali, sar&agrave; difficile per te." I tuoi occhi diventano tali da non poter vedere, le orecchie in modo tale da non poter sentire. Non puoi ascoltare i sermoni, non puoi sentire quando danno i precetti. I tuoi occhi, le tue orecchie, ogni modo per fare del bene ti sar&agrave; impedito.</font></font><br /><font><font>Questo &egrave; ci&ograve; che accade alle persone coinvolte nel loro lavoro, preoccupate di come mangiano, dormono e vivono; preoccupati per la ricchezza e la povert&agrave;, al punto da non poter sviluppare alcuna abilit&agrave; e vederne attraverso. Questi modi di pensare sono un tipo di costruzione mentale che ci prende in giro, ci fa inciampare, ci tira indietro, ci lega. Ecco perch&eacute; contano come un tipo di Mara, come demoni delle contaminazioni.<br /></font></font><br /><font><font><span>Il demone delle contaminazioni al quarto livello &egrave; l'ignoranza, non conoscere le cose. Non conosciamo la sofferenza e l'insoddisfazione; non conosciamo la causa della sofferenza; non siamo a conoscenza della cessazione della sofferenza o del percorso di pratica che porta alla cessazione della sofferenza. La nostra non conoscenza di queste Quattro Nobili Verit&agrave; &egrave; un aspetto dell'ignoranza. Un altro aspetto &egrave; il non sapere quali affari sono passati, quali sono futuri e quali sono presenti. Questi tre, pi&ugrave; le Quattro Nobili Verit&agrave;, sommando fanno sette. E poi non c'&egrave; conoscenza dell'ignoranza stessa, che fa otto. Queste forme di nescienza, sono chiamate </span></font></font><font><font><span><em>avijja</em></span></font></font><font><font><span> o ignoranza.</span></font></font><br /><br /><font><font><span>Ci&ograve; a cui tutto si riduce &egrave; il non conoscere il sentiero, la via. Ad esempio, quando pratichiamo i Quattro fondamenti della pratica: </span></font></font><font><font><span><em>kayanupassana, </em></span></font></font><font><font><span>ci concentriamo sul corpo in s&eacute; e per s&eacute;, ma non capiamo il corpo. Pensiamo che il corpo sia la mente o la mente sia il corpo. Questa &egrave; ignoranza. &Egrave; buio. Ottunde la conoscenza del corpo e della mente, in modo che pensiamo che siano la stessa cosa. Non possiamo separare il corpo dalla mente o la mente dal corpo. Questo si chiama non conoscere il nostro sentiero.</span></font></font><br /><br /><font><font><span><em>Vedananupassana</em></span></font></font><font><font><span>: ci concentriamo i sentimenti in loro e per loro, ma non conosciamo veramente i sentimenti. "Sentimento" qui significa l'atto di assaporare le sensazioni, che a volte sono piacevoli, a volte dolorose, a volte n&eacute; piacevoli n&eacute; dolorose. Pensiamo che il piacere sia la stessa cosa che la nostra stessa mente, o che il nostro </span></font></font><font><font><span><em>Io</em></span></font></font><font><font><span> sia ci&ograve; che ha piacere. O pensiamo che il dolore sia la stessa cosa che il nostro s&eacute;, o che il nostro </span></font></font><font><font><span><em>Io</em></span></font></font><font><font><span> sia ci&ograve; che ha dolore. Non possiamo separare il piacere e il dolore dalla mente, quindi si intrecciano strettamente. Non possiamo separarli, non possiamo dire cosa sia cosa. Questo si chiama ignoranza, non conoscere il sentiero.<br /></span></font></font><br /><font><font><span><em>Cittanupassana</em></span></font></font><font><font><span>: ci concentriamo sulla mente in s&eacute; e per s&eacute;, ma non conosciamo veramente la mente. Qual &egrave; la mente? In realt&agrave;, ci sono due aspetti nella mente. C'&egrave; la coscienza mentale, e poi c'&egrave; la mente stessa. Pensiamo che la coscienza sia la mente, che la mente sia consapevolezza. In realt&agrave;, la coscienza &egrave; ci&ograve; che accade. Diciamo che vediamo uno spettacolo a Bangkok. <br /><br /></span></font></font><font><font><span><em>Cakkhu-vi&ntilde;&ntilde;ana, la </em></span></font></font><font><font><span>coscienza visiva &egrave; ci&ograve; che va a vedere, ma la mente non va. L'atto di andare, &egrave; ci&ograve; che si chiama coscienza, ma non ha sostanza.</span></font></font><br /><font><font><span><em>Sota-vi&ntilde;&ntilde;ana</em></span></font></font><font><font><span>: A volte ricordiamo i suoni del passato. I pensieri dei suoni appaiono nella mente e ci concentriamo su di essi, in modo che possiamo ricordare ci&ograve; che questa o quella persona ha detto, quanto fosse bello...Ci&ograve; che abbiamo ricordato &egrave; </span></font></font><font><font><span><em>sota-vi&ntilde;&ntilde;ana</em></span></font></font><font><font><span>, coscienza uditiva. Poi c'&egrave; la coscienza olfattiva. Siamo in grado di riconoscere con quali odori stiamo venendo in contatto. Possiamo ricordare quali odori c'erano e quali cose abbiamo annusato in passato. La funzione mentale che viene a sapere queste cose si chiama </span></font></font><font><font><span><em>ghana-vi&ntilde;&ntilde;ana</em></span></font></font><font><font><span>. Poi c'&egrave; </span></font></font><font><font><span><em>kaya-vi&ntilde;&ntilde;ana</em></span></font></font><font><font><span>, coscienza nel cospo (sensoriale). Siamo in grado di riconoscere l'aria calda dall'aria fredda. Possiamo riconoscere che "Questo tipo di fresco &egrave; il freddo dell'acqua; quel tipo di freddo &egrave; il freddo del vento; questo tipo di calore &egrave; il calore del fuoco; questo tipo di calore &egrave; il calore dell'aria calda; quel tipo di calore &egrave; il calore del sole". Possiamo riconoscere chiaramente queste cose. Potremmo persino scrivere un saggio su di loro. Conoscere queste cose si chiama </span></font></font><font><font><span><em>kaya-vi&ntilde;&ntilde;ana</em></span></font></font><font><font><span>.<br /></span></font></font><br /><font><font><span><em>Mano-vi&ntilde;&ntilde;ana</em></span></font></font><font><font><span>, coscienza dell'intelletto (intellettuale). Il nostro pensiero si rivolge a Bangkok, alla foresta, al deserto, a tutto il mondo. </span></font></font><font><font><span><strong>La nostra conoscenza di questi pensieri &egrave; </strong></span></font></font><font><font><span><em><strong>mano-vi&ntilde;&ntilde;ana</strong></em></span></font></font><font><font><span><strong>, mentre la mente &egrave; ci&ograve; che rimane proprio qui nel presente. Non pu&ograve; andare da nessuna parte. La parte della mente che &egrave; la consapevolezza stessa non pu&ograve; andare da nessuna parte. Resta proprio qui. Esce solo fino alla pelle. C'&egrave; consapevolezza delle cose oltre la pelle, ma quella consapevolezza non &egrave; la mente. &Egrave; coscienza. Non c'&egrave; sostanza per la coscienza, nessuna sostanza, proprio come l'aria. Quindi non dobbiamo impigliarvici. Possiamo separare la coscienza dalla mente, separare la mente dalla coscienza. La mente &egrave; come un fuoco; la coscienza, la luce del fuoco. La luce e il fuoco sono due cose diverse, anche se la luce esce dal fuoco. Quando non lo capiamo, si chiama ignoranza. Concepiamo la coscienza come la mente e la mente come coscienza. Quando abbiamo tutto confuso in questo modo, si chiama ignoranza.<br /></strong></span></font></font><br /><font><font><span><em>Dhammanupassana</em></span></font></font><font><font><span>. Ci concentriamo sui </span></font></font><font><font><span><em>dhamma</em></span></font></font><font><font><span> in loro e per loro, cio&egrave; sulle qualit&agrave; mentali che sorgono nella mente. Quando nella mente sorgono qualit&agrave; poco abili, non sappiamo quanti danni possano causare. Questa &egrave; ignoranza. Per quanto riguarda le qualit&agrave; abili: quali offrono solo piccoli benefici, quali danno benefici medi e quali danno benefici travolgenti, non lo sappiamo. Ci&ograve; significa che non conosciamo le qualit&agrave; della mente. Quando non conosciamo le qualit&agrave; della mente, non possiamo separare il bene dal male o il male dal bene, non possiamo separare la mente dalle sue qualit&agrave; o le qualit&agrave; dalla mente. Tutto &egrave; saldamente bloccato insieme in una massa grande e spessa in modo che non possiamo separarli. Questo si chiama ignoranza. L'ignoranza &egrave; un Mara, un demone, un demone che si frappone, impedendoci di raggiungere il bene pi&ugrave; alto, cio&egrave; il N</span></font></font><font><font><span><em>ibbana</em></span></font></font><font><font><span>.<br /></span></font></font><br /><font><font>Tutti e quattro questi tipi di contaminazione sono chiamati Mara o demoni delle contaminazioni. La madre di Mara &egrave; l&rsquo;ignoranza. I figli di Mara sono le costruzioni mentali; i nipoti di Mara sono le tre forme di brama; e i pronipoti di Mara sono avidit&agrave;, avversione e illusione. A volte questi membri della famiglia Mara ci aiutano a sviluppare merito e abilit&agrave;. A volte si alzano e si siedono sulla nostra testa, ci dominano e ci danno ordini. Supponiamo, ad esempio, che l'avidit&agrave; diventi davvero forte. Afferriamo tutto ci&ograve; su cui possiamo mettere le mani, senza pensare a chi appartiene o se prenderlo sia giusto o sbagliato. Quando l'avidit&agrave; diventa davvero forte, pu&ograve; spingerci a fare il male. Quando la rabbia diventa davvero forte, ci mette pressione sui nervi al punto da poter emettere una condanna a morte e commettere un omicidio. Lo stesso vale per l'illusione.<br /></font></font><br /><font><font>Ognuna di queste cose &egrave; un nemico, che blocca la nostra bont&agrave;, ma ognuna pu&ograve; anche esserci di beneficio. Se abbiamo discernimento, l'avidit&agrave; pu&ograve; aiutarci. La rabbia pu&ograve; aiutarci. L'illusione pu&ograve; aiutarci. Se abbiamo discernimento, la brama pu&ograve; aiutarci a motivare lo sviluppo del bene. Non guardare in basso. Siamo venuti qui per ascoltare un sermone. Chi ci ha convinto a venire? Brama, ecco chi. Quando le persone si ordinano come monaci e novizi, cosa li costringe a farlo? Desiderio, ecco cosa. Non dovremmo concentrarci solo sul suo lato negativo. Per quanto riguarda le fabbricazioni meritorie, se non ne avessimo nessuna, non saremmo in grado di sviluppare alcuna bont&agrave;. Chiunque sviluppi la bont&agrave; in qualche modo deve iniziare con l'intenzione di farlo. Anche l'ignoranza &egrave; buona. Quando sappiamo che abbiamo ignoranza, ci affrettiamo e troviamo un modo per superarla.<strong> L'ignoranza &egrave; ci&ograve; che ci porta fuori strada, ma alla fine l'ignoranza stessa &egrave; ci&ograve; che dovr&agrave; riportarci indietro. La conoscenza non ha mai portato nessuno a studiare.</strong> L'ignoranza &egrave; ci&ograve; che rende le persone desiderose di imparare. Quando le persone lo sanno gi&agrave;, perch&eacute; dovrebbero voler guardare oltre? L&rsquo;illusione &egrave; ci&ograve; che ci fa cercare la conoscenza, unendoci alla societ&agrave;, associandoci alle persone. La nostra conoscenza diventa sempre pi&ugrave; ampia dal primo impulso nato nell'ignoranza.<br /></font></font><br /><font><font>Quindi, quando si ha a che fare con i demoni delle contaminazioni, bisogna cercare sia i loro punti positivi che quelli negativi. Solo quando vedete entrambe le parti potete definirvi discernenti e saggi. Quando siete in grado di prendere cose cattive e renderle buone, &egrave; allora che siete davvero eccezionali. Se prendete cose buone e le rendete cattive, non va affatto bene. Anche quando prendete cose buone e ne fate altre buone, non &egrave; davvero speciale.<br /><br />Esistono tre livelli di bont&agrave;: buono, eccellente ed eccezionale. Una brava persona fa del bene. Una persona eccellente prende qualcosa di buono e lo rende migliore. &Egrave; eccellente, ma non eccezionale. Una persona eccezionale prende cose cattive e le rende buone, prende cose buone e le rende eccellenti. Quindi questi sono i tre livelli di bont&agrave;: buono, eccellente ed eccezionale.<br /></font></font><br /><font><font><span>Quindi oggi ho parlato dei demoni della contaminazione, dopo il discorso dell'altro giorno sui demoni degli aggregati (</span></font></font><font><font><span><em>khandha-mara</em></span></font></font><font><font><span>). Dovremmo tutti imparare a pensare, a considerare le cose, a meditare sulle cose, in modo da poter trovare la bont&agrave; da ogni parte, in ogni angolo che guardiamo. In questo modo, se guardiamo sotto di noi troveremo tesori. Se guardiamo sopra di noi troveremo tesori. Guardare sotto di noi significa guardare le cose che sono i nostri nemici. Potremo ottenere tesori da loro: bont&agrave; a un livello eccezionale. Quando guardiamo le cose che sono nostri amici, possiamo ottenere l'eccellenza da loro. Dovremmo cercare di sviluppare tutti e tre i livelli di bont&agrave;. Se abbiamo discernimento, possiamo ottenere tutti e tre i livelli di bont&agrave; dai demoni delle contaminazioni e dai demoni degli aggregati, e otterremo tutti e tre i benefici che ho menzionato.<br /></span></font></font><br /><font><font><span>Per questo motivo dovremmo sviluppare le nostre facolt&agrave; mentali (</span></font></font><font><font><span><em>indriya</em></span></font></font><font><font><span>) fino a quando non saranno forti, capaci e mature, in modo che non temano alcun tipo di Mara. Una persona che ha studiato i serpenti pu&ograve; raccoglierli senza paura il loro veleno. Una persona che ha studiato le tigri pu&ograve; catturarle e non farsi mordere. Allo stesso modo, se abbiamo discernimento, possiamo catturare e domare i demoni delle contaminazioni in modo che ci supportino nell'essere eccezionali, fino ai sentieri (</span></font></font><font><font><span><em>magga</em></span></font></font><font><font><span>) e alle realizzazioni (</span></font></font><font><font><span><em>phala</em></span></font></font><font><font><span>) che conducono al </span></font></font><font><font><span><em>nibbana</em></span></font></font><font><font><span>. Chi non ha l'abilit&agrave; o il discernimento verr&agrave; portato via dai demoni delle contaminazioni per essere torturato e ucciso. Quindi dovremmo usare il nostro pi&ugrave; forte discernimento per considerare queste cose. Questo &egrave; ci&ograve; che ci condurr&agrave; ai nobili sentieri e alle loro realizzazioni.<br /></span></font></font><br /><font><font><span>Quindi, quando abbiamo sentito questo, dovremmo considerare ci&ograve; che abbiamo ascoltato e prenderlo a cuore, portandolo dentro per vedere i modi in cui le cose sono effettivamente dentro di noi e dunque praticare di conseguenza, in linea con il modo della giusta pratica. Questo &egrave; quando possiamo essere a nostro agio. Le persone cattive ci aiuteranno. Le brave persone ci aiuteranno. Saremo liberi dal pericolo. I ladri saranno i nostri servi, aiutandoci nei nostri vari compiti. Le persone sagge ci aiuteranno nel nostro lavoro, quindi come possiamo fallire? Se guardiamo alle persone cattive, vengono e ci aiutano. Se guardiamo alle brave persone, vengono e ci aiutano. Se ci concentriamo sui Mara che sono i nostri nemici, si trasformeranno in nostri amici e compagni. Quando arriveremo a questo punto, non sapremo cosa sia un Mara, perch&eacute; niente &egrave; un Mara in alcun modo. Tutto &egrave; neutro, la propriet&agrave; comune del mondo. Chiunque pu&ograve; vedere le cose in questo modo non ha pi&ugrave; sofferenza, n&eacute; pi&ugrave; ostacoli. Tutto &egrave; luminoso, raggiante e facile. Se andrete avanti, non rimarrete bloccati. Se tornerete indietro non rimarrete impigliati. Potete andare agevolmente come una barca sull'acqua. Ecco perch&eacute; si dice che questo tipo di persona sia </span></font></font><font><font><span><em>sugato</em></span></font></font><font><font><span>: qualcuno che va bene, che se ne &egrave; ben-andato.<br />&#8203;</span></font></font><br /><font><font>Quindi tutti noi che stiamo sviluppando le nostre perfezioni dovremmo praticare in questo modo.</font></font><br /><font><font>E ora che ho spiegato i demoni delle contaminazioni, finisco qui.</font></font><br /><br /><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Riflessioni sulla rinascita. Un insegnamento per capire e vivere il Dhamma]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/riflessioni-sulla-rinascita-un-insegnamento-per-capire-e-vivere-il-dhamma]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/riflessioni-sulla-rinascita-un-insegnamento-per-capire-e-vivere-il-dhamma#comments]]></comments><pubDate>Thu, 09 Apr 2020 13:41:55 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/riflessioni-sulla-rinascita-un-insegnamento-per-capire-e-vivere-il-dhamma</guid><description><![CDATA[       	#element-98d1c2d3-4e81-43b1-95c0-1b5355d9219b .colored-box-content {  clear: both;  float: left;  width: 100%;  -moz-box-sizing: border-box;  -webkit-box-sizing: border-box;  -ms-box-sizing: border-box;  box-sizing: border-box;  background-color: #f8eaa9;  padding-top: 20px;  padding-bottom: 20px;  padding-left: 20px;  padding-right: 20px;  -webkit-border-top-left-radius: 0px;  -moz-border-top-left-radius: 0px;  border-top-left-radius: 0px;  -webkit-border-top-right-radius: 0px;  -moz-bo [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.abruzzobuddhismo.org/uploads/1/0/9/0/10903887/92057590-thai-religion-tradition-hand-pouring-water-during-thai-buddhist-ceremony-in-white-background_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div id="367075936730425045"><div><style type="text/css">	#element-98d1c2d3-4e81-43b1-95c0-1b5355d9219b .colored-box-content {  clear: both;  float: left;  width: 100%;  -moz-box-sizing: border-box;  -webkit-box-sizing: border-box;  -ms-box-sizing: border-box;  box-sizing: border-box;  background-color: #f8eaa9;  padding-top: 20px;  padding-bottom: 20px;  padding-left: 20px;  padding-right: 20px;  -webkit-border-top-left-radius: 0px;  -moz-border-top-left-radius: 0px;  border-top-left-radius: 0px;  -webkit-border-top-right-radius: 0px;  -moz-border-top-right-radius: 0px;  border-top-right-radius: 0px;  -webkit-border-bottom-left-radius: 0px;  -moz-border-bottom-left-radius: 0px;  border-bottom-left-radius: 0px;  -webkit-border-bottom-right-radius: 0px;  -moz-border-bottom-right-radius: 0px;  border-bottom-right-radius: 0px;}</style><div id="element-98d1c2d3-4e81-43b1-95c0-1b5355d9219b" data-platform-element-id="848857247979793891-1.0.1" class="platform-element-contents">	<div class="colored-box">    <div class="colored-box-content">        <div style="width: auto"><div></div><div class="paragraph"><em>Possa la memoria di Isa essere per noi, veicolo di bene, per il nostro beneficio e degli altri! <br /><br />Possa cosi Isa partecipare al bene, che in sua memoria verr&agrave; da noi compiuto!<br /><br /><span>Come l'acqua piovana, </span><br /><span>caduta su una collina</span><br /><span>scorre a valle,</span><br /><span>cosi possa quanto &egrave; qui offerto</span><br /><span>andare a beneficio dei trapassati. </span><br /><br /><span>Come i fiumi pieni d'acqua</span><br /><span>riempiono l'oceano,</span><br /><span>cos&igrave; possa quanto &egrave; qui offerto</span><br /><span>andare a beneficio dei trapassati. <br /><br />&#8203;Sadhu, sadhu, sadhu.</span></em><br /></div></div>    </div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div class="wsite-spacer" style="height:34px;"></div>  <div class="paragraph"><font><font size="4"><span>&#8203;</span></font></font><font><font size="3"><span></span></font></font><font><font size="3"><span>In questi giorni, la cristianit&agrave; celebra la Settimana Santa, che ha il suo culmine nella celebrazione pasquale. &Egrave; un tempo importante di riflessione, che cade in concomitanza del capodanno tradizionale del sudest asiatico, noto come &ldquo;Festa dell&rsquo;acqua&rdquo;. Il riferimento all&rsquo;acqua non &egrave; casuale. Notoriamente, questo elemento &egrave; un archetipo la cui simbologia rimanda all'acqua quale fonte della vita e veicolo di purificazione. Le sue qualit&agrave; fisiche ci suggeriscono la transitoriet&agrave;, il passaggio da una condizione ad un&rsquo;altra. </span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Entrambe le ricorrenze, che cadono in un periodo di transizione tra stagioni diverse (dalla stasi dell&rsquo;inverno alla vitalit&agrave; della primavera, nei climi temperati; dalla stagione secca ai monsoni, in quelli tropicali), a livello spirituale e morale evocano un&rsquo;opportunit&agrave;, un tempo di trasformazione, di purificazione e di transizione in riferimento alla diade morte/nascita.&nbsp;</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La ciclicit&agrave; della natura produce in noi delle forti suggestioni circa l&rsquo;impermanenza di tutte le cose, e ci induce a riflettere sul tempo e su quelli che ci appaiono essere il loro inizio e la loro fine: la nascita e la morte. La nascita, in una percezione ciclica del tempo, &egrave; pi&ugrave; precisamente definibile come &ldquo;rinascita&rdquo;; ma parlare di rinascita equivale a parlare della morte.</span></font></font><br /><span></span><br /><br /><br /><span></span><strong><font><font size="3"><span>La Prima Nobile Verit&agrave;</span></font></font></strong><br /><span></span><br /><br /><span></span><font><font size="3"><span>Nella tradizione buddhista, la riflessione su nascita e morte &egrave; centrale. Nascita e morte&nbsp; sono citate nella Prima Nobile Verit&agrave; quali specificazioni di </span></font></font><font><font size="3"><em><span>dukkha</span></em></font></font><font><font size="3"><span>, la sofferenza esistenziale; una sofferenza, che cessa nel momento in cui viene &ldquo;compresa&rdquo;. Questa verit&agrave;, per quanto palese per tutti gli esseri senzienti, senza distinzioni, &egrave; nello stesso tempo sfuggente: la coscienza costantemente la dimentica o la nasconde a s&eacute;. &Egrave; solo con un grande acume e un costante addestramento che la coscienza pu&ograve; &ldquo;risvegliarsi&rdquo; e vivere alla luce di questa verit&agrave; fondamentale. &Egrave; per questo che la tetrade delle Nobili Verit&agrave; inizia con la dichiarazione, solenne e lapidaria, che nella vita ci sono nascita e morte, legati inesorabilmente da una relazione di causalit&agrave;.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Abbiamo detto che questo &ldquo;risvegliarsi&rdquo; alla verit&agrave; dell'esistenza della nascita/morte &egrave; possibile solo attraverso una disciplina, attraverso un lavoro, che vuole procurarci una gnosi, una conoscenza circa la verit&agrave; della relazione tra la nascita e la morte; termini che, almeno in apparenza, condizionano il tempo vissuto, circoscrivendone e limitandone la durata.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Il risveglio del Buddha &egrave; spiegato dalla tradizione come la piena comprensione della legge di causa-effetto, che regola il ciclico perpetuarsi della rinascita di tutti gli esseri senzienti, e la piena comprensione delle Sue stesse esistenze. La meditazione, sentiero percorso dal Buddha, pu&ograve; essere intesa come la porta d&rsquo;accesso attraverso la quale possiamo comprendere, e vedere chiaramente, il processo che alimenta questo eterno movimento e, nello stesso tempo, attingere, attraverso ci&ograve; che viviamo e osserviamo, il </span></font></font><font><font size="3"><em><span>Dhamma</span></em></font></font><font><font size="3"><span>, la Verit&agrave; senza tempo.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>L&rsquo;osservazione della ciclicit&agrave; del respiro&nbsp;&egrave; scelta come fondamento della pratica meditativa, anche perch&eacute; essa ci induce a confrontarci con uno dei processi centrali della nostra esistenza, senza il quale niente sarebbe possibile. Tuttavia, a ben vedere questo centro &egrave; intrinsecamente &ldquo;vuoto&rdquo;; vuoto di una volont&agrave; o determinazione soggettiva: il respiro avanza e si consuma per una ragione che gli &egrave; propria, e che sembra non appartenerci.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La meditazione, quindi, &egrave; un metodo rigoroso, che vuole indurci a cogliere la Verit&agrave; a partire dall&rsquo;osservazione di quelle realt&agrave; che si manifestano attraverso i nostri sensi, ma che costantemente neghiamo, ivi compresa la verit&agrave; della morte.</span></font></font><br /><span></span><br /><br /><br /><span></span><strong><font><font size="3"><span>Una dose di &ldquo;Dhammacotic&rdquo;</span></font></font></strong><br /><span></span><br /><br /><span></span><font><font size="3"><span>La stessa sensazione che si stia &ldquo;esagerando&rdquo;, o che si voglia &ldquo;cavillare&rdquo; su ci&ograve; che &egrave; lapalissiano, &egrave; in verit&agrave; una strategia di fuga.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La difficolt&agrave; che avvertiamo nel dire in maniera efficace ai bambini cosa siano la nascita e la morte, se non con improbabili metafore, evidenzia la nostra &ldquo;ignoranza&rdquo; rispetto a questi due fatti; una ignoranza, che condiziona il nostro esistere pi&ugrave; di ogni altra cosa.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La stessa pandemia di Covid-19 ci offre molto su cui riflettere.</span></font></font><font> </font><font><font size="3"><span>La quarantena &egrave; un volersi non contagiare con la morte, un voler chiudere fuori di noi ci&ograve; che non vogliamo. Il vaccino che cerchiamo &egrave; il vaccino contro la nostra mortalit&agrave;. La mente vaga, chiusa nelle angustie degli spazi domestici, tra mille pensieri e fantasie, finanche a sognare nuove prospettive per una Terra e un&rsquo;umanit&agrave; nuove che possano sorgere a seguito di questa &ldquo;espiazione&rdquo; globale. Ma, non c&rsquo;&egrave; nessuna colpa. &Egrave; semplicemente quello che &egrave; sempre stato: nascere e morire! La morte non pu&ograve; essere una colpa, come la nascita non &egrave; un premio.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Tutti gli insegnamenti dei venerabili, in questi giorni, ci invitano a vedere quello che abbiamo davanti, a realizzare il &ldquo;vedere le cose come sono&rdquo;; e cio&egrave;, ci invitano a guardare alla morte, alla sua evidenza, con coraggio e saggezza, senza divagare e perderci, facendo emergere quel coraggio e quella saggezza da quel &ldquo;mettersi davanti alle cose&rdquo;, alla Verit&agrave; di quelle cose.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Nel ricco &ldquo;armamentario del meditante&rdquo;, la tradizione ci consegna la riflessione sulla morte nella sua crudezza, presentata esattamente per quella che &egrave;. Proprio perch&eacute; non riusciamo a vederla. &Egrave; sintomatico il fatto che la proposta della Prima Nobile Verit&agrave; ci venga dalla realt&agrave; stiamo vivendo attraverso la virulenza dell&rsquo;epidemia, ma noi non la vediamo.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Se abbiamo comunque provato a meditare, abbandonandoci al silenzio, senza altra guida che le nostre insicurezze, la nostra stessa pratica &egrave; probabilmente divenuta una dose di &ldquo;Dhammacotic&rdquo;, un semplice mezzo per calmarci, per ingentilirci, per poter stare meglio con le nostre paure, dimenticandoci che le paure non sono un problema da esorcizzare, ma un&rsquo;opportunit&agrave; per la nostra piena umanizzazione; una umanizzazione che deve necessariamente passare per l&rsquo;accettazione della nostra natura mortale.&nbsp;</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La compassione, la gentilezza amorevole, l&rsquo;equanimit&agrave;, l&rsquo;altruismo pi&ugrave; autentici, tanto evocati, non possono che sorgere dalla chiara intuizione della nostra incertezza, della nostra paura della sofferenza e della nostra ignoranza; e dalla chiara intuizione che tutto questo, ora, &egrave; la condizione dell&rsquo;intera umanit&agrave;. Si tratta di una constatazione non intellettuale, ma che sorge dal &ldquo;vedere&rdquo; i contenuti dei pensieri nella propria mente, dal saggiare il sapore delle emozioni del proprio cuore e dal sentire gli spasmi del proprio corpo, senza alcuna sofisticazione o mediazione intellettuale. Non averne paura, offrirsi ad essi, offrirsi loro in pasto. Cogliere attraverso l&rsquo;osservazione di noi stessi una verit&agrave; che coinvolge tutti gli uomini e tutti gli esseri senzienti, che in quanto tali vivono la stessa condizione, ci apre alla &ldquo;compassione&rdquo; pi&ugrave; autentica; una compassione capace di decondizionarci dagli attaccamenti.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>L'odio verso gli altri, il mancato rispetto delle restrizioni, &egrave; stato possibile perch&eacute;, in quel momento, non vedevamo la verit&agrave; e la realt&agrave; della nostra morte e, quindi, nemmeno di quella degli altri.</span></font></font><br /><span></span><br /><br /><span></span><br /><br /><span></span><span>&ldquo;<strong><font><font size="3">Il trasferimento dei meriti&rdquo;</font></font></strong></span><br /><span></span><br /><br /><span></span><font><font size="3"><span>Nella pratica quotidiana, sappiamo quanto sia importante essere presenti a se stessi e consapevoli delle cose che ci accadono. Tuttavia, sappiamo che c&rsquo;&egrave; bisogno anche di altro per poter comprendere quanto stiamo osservando. Per quanto io possa vedere chiaramente le lettere, averle memorizzate e aver imparato a trascriverle, questo non mi permette di leggere e comprendere quanto vedo. Per sviluppare questa capacit&agrave; &egrave; importante avere delle istruzioni e applicarsi con la pratica.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La tradizione ci mette in guardia quando ci dice che il fine dell&rsquo;addestramento &egrave; quello di renderci &ldquo;liberi&rdquo;. Il </span></font></font><font><font size="3"><em><span>Nibbana</span></em></font></font><font><font size="3"><span>, d&rsquo;altra parte, non &egrave; uno scopo tra altri scopi possibili, ma &egrave; la &ldquo;liberazione&rdquo; dall&rsquo;orizzonte dei fini particolari. Per comprendere questo paradosso &egrave; importante acquisire istruzioni ed insegnamenti e addestrarsi.&nbsp;A tal proposito abbiamo parlato delle riflessioni e delle formule tradizionali sui vari soggetti dell&rsquo;addestramento sui quali occorre applicare la nostra attenzione, per sviluppare una &ldquo;sensibilit&agrave;&rdquo; e indurre una predisposizione della mente e del cuore che possano procurarci profonde intuizioni. Ve ne sono diverse che trattano&nbsp; specificamente della vita e della morte.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La tradizione, tuttavia, ci fornisce un&rsquo;altra possibilit&agrave; fondata su gesti e simbologie semplici, che si esprimono in un rito:&nbsp;&ldquo;</span></font></font><em><font><font size="3"><span>il trasferimento dei meriti</span></font></font></em><font><font size="3"><span>&rdquo; o&nbsp;</span></font></font><font><font size="3"><span>&ldquo;</span></font></font><em><font><font size="3"><span>dedica dei meriti</span></font></font></em><font><font size="3"><span>&rdquo;</span></font></font><em><font><font size="3"><span>.&nbsp;</span></font></font></em><font><font size="3"><span>Questa pratica tradizionale&nbsp;pu&ograve; rappresentare un abile espediente per la nostra comprensione, se integrata in un percorso pi&ugrave; ampio e completo.&nbsp;</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Tutti gli insegnamenti buddhisti hanno diversi livelli di profondit&agrave;, in riferimento alla maturit&agrave; di pratica e di vita del praticante stesso. Questa pratica non &egrave; da meno. Tuttavia, &egrave; bene sottolineare che, qualsiasi sia questo livello, essa pone di fronte al meditante la verit&agrave; dell&rsquo;ineluttabilit&agrave; della morte, propria e di tutti gli esseri senzienti. Il rito, in genere, ha per soggetto&nbsp;un defunto, qualcuno che faceva parte della sfera delle conoscenze del praticante. Il praticante &egrave; indotto a prendere consapevolezza della morte, a vederla come cosa certa e vicina a noi.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>A un primo livello di comprensione, il praticante crede che il bene che sente, che nasce dal coltivare un sentimento di connessione e benevolenza con chi non c&rsquo;&egrave; pi&ugrave;, siano trasferibili, comunicabili, &ldquo;cedibili&rdquo; per la migliore rinascita di quello che fu il suo caro, in virt&ugrave; dell&rsquo;interdipendenza tra i fenomeni in campo. Il &ldquo;merito&rdquo; &egrave;, prima di tutto, una sana abitudine che si consolida attraverso la ripetizione e l&rsquo;approfondimento dei suoi effetti. Il &ldquo;merito&rdquo; &egrave; la sana abitudine di osservare come nel cuore e nella mente sorge un bene attraverso il &ldquo;lasciar andare&rdquo;; un lasciar andare che si esprime in atti di generosit&agrave; e meditazione, nonch&eacute; nel fatto stesso di lasciar andare il &ldquo;merito&rdquo;, offrendolo a beneficio di altri. Il merito, poi, si radica e cresce in altre virt&ugrave;, i cui frutti possono essere colti dal praticante e da chi gli sta vicino, potenzialmente in un processo senza limiti.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Il rito e i suoi simboli permettono di accedere ad una relazione diversa con la realt&agrave;, superando barriere di spazio, di tempo e di logica ordinaria dei fatti. Facciamo un esempio. In un contesto familiare o in una comunit&agrave; come la nostra, &ldquo;dedicare i meriti alla memoria di qualcuno&rdquo;, in thai&nbsp;</span></font></font><font><span><font><font size="3">&#3607;&#3635;&#3610;&#3640;&#3597;</font></font></span><span><font> </font></span></font><font><font size="3"><span>(</span></font></font><font><font size="3"><em><span>tham bun</span></em></font></font><font><font size="3"><span>), ha delle implicazioni su vari piani, non semplici da spiegare, a partire dal tempo in cui tutti i &ldquo;soggetti&rdquo; sono ancora in vita.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Una madre crescer&agrave; ed educher&agrave; i suoi figli all&rsquo;insegna del bene e cercher&agrave; in tutti i modi di adempiere al suo ruolo di madre, coltivando il </span></font></font><font><font size="3"><em><span>Dhamma</span></em></font></font><font><font size="3"><span>, sviluppando tutte le virt&ugrave; e ispirando i figli, sapendo che, a seconda di quante buone abitudini svilupper&agrave; in s&eacute; e nei figli, lei avr&agrave; modo di &ldquo;tornare&rdquo; a ispirare i figli, a guidarli ed educarli, anche dopo la propria morte: ogni volta che i figli agiranno e praticheranno il </span></font></font><font><font size="3"><em><span>Dhamma</span></em></font></font><font><font size="3"><span>, si ispireranno a lei proprio dedicandole i meriti e la gratitudine. La madre si prepara in vita ad essere &ldquo;campo di merito&rdquo; per i figli, dopo la morte, continuando cos&igrave; ad educarli nel bene, mantenendosi in una relazione materna, di nutrice dello spirito, oltre i limiti fisici, e offrendosi, ancora una volta, come strumento per la realizzazione de loro bene. </span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Chi rimane in vita svilupper&agrave; qualit&agrave; positive che condizioneranno il mondo, rendendo possibile la migliore &ldquo;rinascita&rdquo; materna. In una comunit&agrave; in cui certe cose sono coltivate e tenute in alta considerazione, non possono che prodursi esiti positivi.</span></font></font><br /><span></span><span>&#8203;<font><font size="3">Ad un altro livello, la simbologia dell&rsquo;acqua, con il semplice rito del versare l&rsquo;acqua da un contenitore pieno ad un contenitore vuoto, offre ad una mente aperta ed attenta la possibilit&agrave; di diverse riflessioni.</font></font></span><font> </font><font><font size="3"><span>Il &ldquo;merito&rdquo; &egrave; spesso definito, in lingua thai, come &ldquo;acqua del cuore&rdquo;, &ldquo;flusso del cuore&rdquo;,&nbsp;</span></font></font><font><span><font><font size="3">&#3609;&#3657;&#3635;&#3627;&#3633;&#3623;&#3651;&#3592;</font></font></span><span><font> </font></span></font><font><font size="3"><span>(</span></font></font><font><font size="3"><em><span>nam chai</span></em></font></font><font><font size="3"><span>). L'acqua fluisce dalla fonte della nostra esperienza e si espande e si riversa, permeando la realt&agrave; che ci circonda, condizionandola positivamente.&nbsp;</span></font></font><br /><span></span><span>&#8203;<font><font size="3">L&rsquo;acqua, simbolo di vita, &egrave; un elemento che riempie e pervade lo spazio in cui &egrave; contenuta. Assume la forma del contenitore, adeguandosi plasticamente ad esso, senza lasciare vuoti, con continuit&agrave; e fluidit&agrave;. Per le sue caratteristiche, essa evoca </font></font></span><font><font size="3"><em><span>vinnam</span></em></font></font><font><font size="3"><span>, la coscienza, l&rsquo;aggregato che anima il corpo, del quale rappresenta la forza vitale. L&rsquo;acqua &egrave; un ottimo diluente, assorbe le impurit&agrave; che sono presenti nei diversi contenitori e li porta con s&eacute;, mantenendone le tracce e la &ldquo;memoria&rdquo;, ma senza che siano alterate le proprie caratteristiche fisiche.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>L&rsquo;acqua che viene travasata, ci rimanda all&rsquo;insegnamento della &ldquo;rinascita&rdquo;. L&rsquo;acqua spegne la sete. Essa riempie i calici per spegnere la sete. Essa va dal pieno al vuoto, per osmosi, secondo una legge naturale.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>I contenitori, di diversa capacit&agrave; e forma, evocano </span></font></font><font><font size="3"><em><span>rupam</span></em></font></font><font><font size="3"><span>, l&rsquo;aggregato del corpo, che invece &egrave; inerte, statico, inanimato, e con le sue impurit&agrave; contamina l&rsquo;acqua che passa di contenitore in contenitore. Solo in contenitori pi&ugrave; puri, trasparenti, cristallini, permettono di osservarne le impurit&agrave; che sono dissolte nel fluido. Solo guardando attraverso un corpo trasparente e sottile, pi&ugrave; da vicino, sar&agrave; possibile osservare distintamente l&rsquo;acqua e ci&ograve; che la inquina.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La sete non cessa con il semplice versare liquidi nei calici, ma solo se finalmente si beva, a condizione, per&ograve;, che l&rsquo;acqua sia pura; una purezza, che &egrave; possibile ripristinare solo lasciandola decantare, lasciandola ferma. &Egrave; chiaro che questo ci rinvia alla pratica meditativa.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Solo dopo aver&nbsp;finalmente potuto bere, ecco che la sete cessa.</span></font></font><font> </font><font><font size="3"><span>In questo c&rsquo;&egrave; l&rsquo;auspicio che tutti noi, e il defunto, si possa giungere a dissetarci e cessare di travasare fluidi, accumulando impurit&agrave;.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>In questa sintetica spiegazione, abbiamo voluto riflettere insieme su quali siano le implicazioni di insegnamenti e riti maturati nel corso di secoli, su quanto i linguaggi simbolici e i rituali possano insegnarci e possano favorire in noi il sorgere di intuizioni e comprensioni profonde.</span></font></font><br /><span></span><br /><br /><br /><span></span><strong><font><font size="3"><span>Il senso peculiare del discorso ai Kalama</span></font></font></strong><br /><span></span><br /><br /><span></span><font><font size="3"><span>Accogliere&nbsp;nelle nostre pratiche determinati insegnamenti non verbali e sviluppare il </span></font></font><font><font size="3"><em><span>Dhamma</span></em></font></font><font><font size="3"><span> in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue dottrine, al di l&agrave; delle nostre convinzioni, non significa credere e aderire ciecamente ad esse. Si tratta, invece, di realizzare il senso profondo del discorso fatto ai Kalama, che spesso viene citato senza comprenderne a pieno le implicazioni.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Si tratta, cio&egrave;, di verificare e sottoporre questi insegnamenti al vaglio dell&rsquo;esperienza, da dentro il sistema che si vuole sperimentare, entrando nel sistema, attuando l&rsquo;insegnamento, e non rimanendo all&rsquo;esterno di essi, fermi nelle nostre convinzioni, da quella posizione egocentrica a partire dalla quale siamo soliti esercitare le nostre facolt&agrave; critiche. </span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>La verifica implica il provare a guardare il mondo dalla prospettiva del sistema che si vuole verificare, con gli strumenti che quel sistema ci propone. Fare il contrario sarebbe metodologicamente sbagliato, oltre che sterile. Nello sforzo di assumere un nuovo sguardo sulle cose, &egrave; evidente che il </span></font></font><font><font size="3"><em><span>Dhamma</span></em></font></font><font><font size="3"><span> ha gi&agrave; iniziato ad agire, sciogliendo le incrostazioni dell&rsquo; egocentrismo. Questo atteggiamento di accoglienza di ci&ograve; che non si conosce, di non giudizio nella consapevolezza di essere ignoranti, permetter&agrave; l&rsquo;emergere del significato dai fatti, dai gesti che si stanno compiendo; a patto, quindi, che la pratica venga agita e non rimanga solo sul piano teorico.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Riflettere storicamente o sociologicamente sugli insegnamenti intorno alla &ldquo;rinascita&rdquo; pu&ograve; essere utile sul piano culturale, ma non su quello spirituale. Sono due piani distinti.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>L'invito della tradizione &egrave; a praticare tali insegnamenti e, nel caso, a riflettere su di essi come sull&rsquo;orizzonte dei significati nel quale abbiamo deciso di entrare per conoscerne la realt&agrave;.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Ecco che, osservare la mente, il corpo, l&rsquo;&ldquo;acqua&rdquo; che scorrere nella quotidianit&agrave; con uno sguardo pi&ugrave; ampio, come la tradizione ci insegna, ci pu&ograve; permettere di cogliere aspetti che altrimenti, dal di fuori, non avremmo mai potuto cogliere. Assumere l&rsquo;insegnamento in tutti i suoi aspetti &egrave; una sfida che a poco a poco un praticante deve essere capace di raccogliere.</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Bisogna rispondere alla &ldquo;sfida&rdquo; del Buddha e verificarne l&rsquo;insegnamento a casa sua, vincere il &ldquo;derby&rdquo; con il Buddha, giocando la partita fuori casa! Altrimenti, non ha alcun senso allenarsi.&nbsp;</span></font></font><br /><span></span><font><font size="3"><span>Allora, lo stesso stare nel presente, il &ldquo;qui e ora&rdquo; della meditazione, ma anche quello della vita quotidiana, non avranno pi&ugrave; lo stesso significato, ma un sapore di eterno.</span></font></font><br /><span></span><br /><br /><br /><br /><br /><br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Versare lacrime di meraviglia per il Dhamma]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/versare-lacrime-di-meraviglia-per-il-dhamma]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/versare-lacrime-di-meraviglia-per-il-dhamma#comments]]></comments><pubDate>Thu, 02 Apr 2020 13:46:41 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/versare-lacrime-di-meraviglia-per-il-dhamma</guid><description><![CDATA[	#element-22d731ab-3693-4ebb-b84c-0958cfdd7897 .colored-box-content {  clear: both;  float: left;  width: 100%;  -moz-box-sizing: border-box;  -webkit-box-sizing: border-box;  -ms-box-sizing: border-box;  box-sizing: border-box;  background-color: rgba(248,234,169,0.8);  padding-top: 20px;  padding-bottom: 20px;  padding-left: 20px;  padding-right: 20px;  -webkit-border-top-left-radius: 0px;  -moz-border-top-left-radius: 0px;  border-top-left-radius: 0px;  -webkit-border-top-right-radius: 0px;   [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div id="348730359419756507"><div><style type="text/css">	#element-22d731ab-3693-4ebb-b84c-0958cfdd7897 .colored-box-content {  clear: both;  float: left;  width: 100%;  -moz-box-sizing: border-box;  -webkit-box-sizing: border-box;  -ms-box-sizing: border-box;  box-sizing: border-box;  background-color: rgba(248,234,169,0.8);  padding-top: 20px;  padding-bottom: 20px;  padding-left: 20px;  padding-right: 20px;  -webkit-border-top-left-radius: 0px;  -moz-border-top-left-radius: 0px;  border-top-left-radius: 0px;  -webkit-border-top-right-radius: 0px;  -moz-border-top-right-radius: 0px;  border-top-right-radius: 0px;  -webkit-border-bottom-left-radius: 0px;  -moz-border-bottom-left-radius: 0px;  border-bottom-left-radius: 0px;  -webkit-border-bottom-right-radius: 0px;  -moz-border-bottom-right-radius: 0px;  border-bottom-right-radius: 0px;}</style><div id="element-22d731ab-3693-4ebb-b84c-0958cfdd7897" data-platform-element-id="848857247979793891-1.0.1" class="platform-element-contents">	<div class="colored-box">    <div class="colored-box-content">        <div style="width: auto"><div></div><div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"><a><img src="https://www.abruzzobuddhismo.org/uploads/1/0/9/0/10903887/published/ajahn-maha-bua.jpg?1587753763" alt="Foto" style="width:226;max-width:100%" /></a><div style="display:block;font-size:90%"></div></div></div><div class="paragraph" style="text-align:center;"><em><font color="#666666"><font><font size="3"><span><br /></span></font></font></font></em><br /><em><font color="#666666"><font><font size="3"><span>Il presente lavoro &egrave; una trascrizione di un discorso di Dhamma che Ajahn Maha Bua tenne nel monastero della foresta di </span></font></font></font></em><em><font color="#515151"><font><font size="3"><span>Baan Taad, Udon Thani, </span></font></font></font></em><em><font color="#3f3f3f"><font><font size="3"><span>i</span></font></font></font></em><em><font color="#666666"><font><font size="3"><span>n Thailandia.<br />Per la traduzione ci si &egrave; avvalsi dei sottotitoli in inglese della registrazione video del discorso e direttamente dal thailandese.<br />Il video originale &egrave; reperibile su YouTube al seguente link:&nbsp;</span></font></font></font></em><br /><em><a href="https://www.youtube.com/watch?v=iI5TQnYcFn8&amp;feature=youtu.be&amp;fbclid=IwAR2gaEEOpsXkIYJK5bGanvjk0iUfWJLF0GMbk2hH_iOm9HukwBipnRUpAtc" title=""><font color="#2a92e5"><font><font size="3"><span>https://www.youtube.com/watch?v=iI5TQnYcFn8&amp;feature=youtu.be&amp;fbclid=IwAR2gaEEOpsXkIYJK5bGanvjk0iUfWJLF0GMbk2hH_iOm9HukwBipnRUpAtc</span></font></font></font></a></em><br /><font size="3"><br /><em><font color="#000000"><font><span><span>Nella prima parte in cui Luangta approfondisce la sua gnosi, abbiamo messo in corsivo e grassetto le domande che hanno condotto all'approfondirsi della sua visione e quiete interiori. Abbiamo aggiunto dei sottotitoli per agevolare la lettura del lungo discorso, che nello stile dei monaci di questa tradizione, &egrave; pi&ugrave; simile ad un flusso di pensiero e a un monologo interiore, che li porta a spaziare nella risposta, con frequenti riferimenti all'attualit&agrave; sociale e politica, che interpretano con una lettura non convenzionale, qui ben illustrata con la metafora dei cani in lotta. I discorsi degli Ajahn pi&ugrave; che essere riflessioni erudite o istruzioni complesse, sono pi&ugrave; delle testimonianze di quanto hanno personalmente conseguito e verificato. Il monaco condivide quanto osservato, per compassione, istruendo su quanto esperito. Luangta non fa in questo eccezione. Il linguaggio del venerabile Maha Bua &egrave; energico e di indiscussa autorevolezza. Invitiamo a tal proposito la visione del video per poterlo approfondire, osservandone anche semplicemente la mimica e il tono della voce.</span></span></font></font></em><br /></font><br /><span></span><em><font color="#000000"><span><font size="3"><span>Il discorso riporta potentemente al centro della nostra pratica il senso proprio e profondo del Dhamma del Buddha e ci invita a mollare ogni indugio e ad affrontare, una volta per tutte, le nostre riserve sull'insegnamento, in ogni suo aspetto, invitandoci a verificarlo direttamente con una determinazione eroica, entrandoci dentro, penetrando la natura della realt&agrave; con tutto il corpo, la mente e il cuore. La realt&agrave; alla quale il penetrante sguardo del meditante avanzato, quale &egrave; Luangta, contempla, della quale cerca di penetrarne la natura, il centro, &egrave; una realt&agrave; trasfigurata dagli assorbimenti meditativi gi&agrave; conseguiti, che a lui appare sotto una forma di un segno luminoso. Quanto da lui riferito non &egrave; materia di credo, bens&igrave; di comprensione e visione. E' cosi anche nella parte, in cui Luangta parla dei destini dopo la morte, in cui il maestro conclude ammonendo: "non credete, perch&egrave; non avete visto!". </span></font></span></font></em><br /><br /><span></span><em><font color="#000000"><font size="3"><span><span>Luangta ribadisce con ci&ograve; il metodo, con il quale ciascun discepolo del Beato, &egrave; chiamato a verificarne l'insegnamento, cos&igrave; come chiaramente espresso nel Kalama sutta A.N. 3.65. Insegnamenti come quelli concernenti i reami e le rinascite, o che riguardano aspetti pi&ugrave; difficili del Sentiero, non sono presentati come insegnamenti ai quali aderire ciecamente per fede, bens&igrave; sono proposti come una testimonianza veritiera, la cui onest&aacute; &eacute; suggellata dal pianto e dalla lucidit&agrave; del ricordo, ricco di dettagli. Quanto riportato &eacute; semplicemente l&rsquo;esito progressivo e inesorabile della sua realizzazione; sono ci&ograve; che si consegue, una volta dimostrata, con i propri sforzi, l'insegnamento letterale; sono il frutto della conseguita "comprensione del mondo"; sono quanto da lui visto con il proprio discernimento, e quindi proferisce, quasi profeticamente, come una visione ultramondana. Luangta non chiede di credere, quanto di realizzarlo direttamente. Egli si limita a prospettare quanto da lui detto come un' ipotesi da verificare, esortando con un solenne:"il Buddha non mente!", ricordando all'uditore la sua missione di ricercatore di verit&agrave;. </span></span></font></font></em><br /><br /><span></span><em><font color="#000000"><font size="3"><span><span>La certezza della sua realizzazione, l'ortoprassi della sua personalissima esperienza, l'ortodossia della sua testimonianza, si fondano sulla certezza di quanto il "cuore ha osservato e compreso" direttamente, quindi sul primato dell'esperienza personale e del suo discernimento. Il discernimento in questo discorso si esprime in un costante interrogarsi sulla natura di quanto vissuto, che in questo discorso articolato, si risolve in due circostanze in un ascolto quasi oracolare del Dhamma che emerge dal cuore. Il dubbio che induce all'approfondimento, non quello scettico, dal quale egli si riconosce libero, procura a Maha Bua una costante e proficua riflessione, circa il suo percorso. Si persuade che il suo personalissimo e solitario sforzo, sono all'insegna della sequela del Maestro, constatando che molti aspetti del suo percorso introspettivo, ripercorrono il racconto canonico della notte del pi&ugrave; celebre Risveglio. Avendo praticato secondo gli insegnamenti del Maestro, gli esiti non potevano che essere gli stessi, quindi "corretti"! L'esito positivo del riscontro, circa la bont&agrave; della sua esperienza, gli appare ovvio, alla luce di un percorso fondato sui valori tradizionali, ovvero: dana, sila,samadhi. </span></span></font></font></em><br /><br /><span></span><em><font color="#000000"><font size="3"><span><span>Il valore della Verit&aacute;, il Supremo Dhamma, come dice Ajahn Maha Bua, non &eacute; nella sua originalit&agrave;. La Verit&aacute; non ammette originalit&agrave;, mutazioni nella sua sostanza. Lo straordinario, il valore &eacute; il fatto stesso che sia statopossibile attingere alla Verit&agrave;, e poterla testimoniare come fatto vivo e reale, perseguibile attraverso la stessa via tracciata dai predecessori. </span></span></font></font></em><br /><br /><span></span><em><font color="#000000"><font size="3">La lettura di questa testimonianza di Dhamma, ci riporta al centro dell&rsquo;attenzione, il "quid" della pratica buddhista e dello "sforzo" meditativo, in cui il "lasciar andare" coinvolge qualsiasi realt&agrave;, anche quelle pi&ugrave; sottili della coscienza e che la realizzazione di "anatta", coinvolge il soggetto, quanto il mondo che lo circonda. La piena comprensione dell&rsquo;insostanzialit&aacute; della personalit&aacute; &eacute; infatti presentata quasi escatologicamente, in cui all&rsquo;implosione, o ribaltamento del centro come dice Maha Bua, delle visioni riferite alla sfera dell&rsquo;esperienza soggettiva, corrisponde l&rsquo;esplosione e la catarsi della visione dei fenomeni esterni cos&igrave; come erano soliti essere percepiti. Non possiamo concludere che in realt&agrave; Ajahn Maha Bua ci sta istruendo circa la pratica profonda della meditazione, la quale &eacute; e rimane il banco di esame di ciascun figlio del Buddha. Dopo questa lettura, una pratica meditativa che non contemplasse questo orizzonte pi&ugrave; ampio, diviene difficile comprenderla, ricordandoci che per quanto ampio sia un orizzonte, esso &egrave; un&rsquo;illusione ottica o come direbbe Luangta Maha Bua un &ldquo;Pericolo Ultimo&rdquo;.<br /><br /><br /></font></font></em><br /><br /><span></span><font><font size="3">Un ringraziamento sentito va a tutti gli amici nel Dhamma della comunit&agrave; di Pescara, </font></font><br /><span></span><font size="3"><font>per l'attenzione e l'interesse per il Dhamma.</font><br /></font><br /><span></span><font size="3">Un sentito ringraziamento va all'amico Andrea Tomassetti,</font><br /><span></span><font size="3">per aver proposto il lavoro e la traduzione, </font><br /><span></span><font size="3"><font><font>offrendoli a beneficio di tutti.<br /></font></font><br /></font><br /><span></span><font size="3"><font>Che tutti i meriti di questo sforzo siano condivisi con tutti gli esseri senzienti.</font><br /></font><br /><span></span><font size="3">Che tutti gli esseri siano felici</font><br /><span></span><font size="3">Che tutti gli esseri sia liberi dalla sofferenza.</font><br /><span></span><font size="3">Che tutti gli esseri siano liberi dall'illusione.</font><br /><span></span></div></div>    </div></div></div><div style="clear:both;"></div></div></div>  <div class="paragraph"><br /><span>&nbsp;</span><font>Domanda di una praticante laica:</font><br /><font><em>"Per favore, mi insegni come investigare per raggiungere le basi della morte".</em></font><br /><br /><br /><font><em>1.La natura della mente e il cardine dell'esistenza.</em></font><br /><br /><font>Le basi della morte esistono proprio l&igrave;, nella mente. La morte e la nascita sono entrambe</font><br /><font>presenti all'interno della mente. La stessa mente non nasce mai e non muore mai. Piuttosto,</font><br /><font>sono le cose contaminanti, che si infiltrano dentro ad essa, che ci portano a ripetute nascite e</font><br /><font>morti. Lo capite? Guardate la mente! Se non vedete la natura inquinata della mente, non</font><br /><font>riuscirete a vedere la natura velenosa dei contaminanti. In questo momento &egrave; la mente ad essere in grave pericolo. Quindi non pensate solo a quanto preziosa essa sia, perch&eacute; il pericolo si</font><br /><font>nasconde proprio l&igrave;. Se riuscite a vederlo chiaramente, vedrete la nocivit&agrave; che &egrave; radicata nel profondo.</font><br /><font>Capite cosa intendo? Finch&eacute; continuerete a tenere in grande considerazione la mente, ne</font><br /><font>rimarrete legati. &Egrave; cos&igrave; semplice. Non dite che non vi avevo avvertito..!</font><br /><font>Quando arriva il momento, dovete spazzare via tutto, finch&eacute; non rimane nulla. Non conservate nulla.</font><br /><font>Qualunque cosa voi lasciate intatta, questo &egrave; il Pericolo Ultimo.</font><br /><font>Parlare di questo mi ricorda il tempo in cui mi addestravo al Wat Doi Dhammakedi.&nbsp;</font><br /><font>Era mattina presto, poco prima del pasto. In quei giorni la mia mente possedeva una qualit&agrave; cos&igrave;</font><br /><font>sorprendente, che era incredibile da osservare. Ero completamente sorpreso da me stesso,</font><br /><font>pensando: &ldquo;E' incredibile! Perch&eacute; questa mente &egrave; cos&igrave; straordinariamente radiosa? &rdquo;&nbsp;</font><br /><font>Rimasi seduto in meditazione contemplando la sua luminosit&agrave;, incapace di credere</font><br /><font>quanto meravigliosa mi apparisse. Ma questo splendore che pensavo fosse cos&igrave; sorprendente</font><br /><font>era, in effetti, il Pericolo Ultimo. Capite cosa intendo?</font><br /><font>Rimaniamo inevitabilmente ammaliati&nbsp;da questa mente radiosa.</font><br /><font>In verit&agrave;, ero bloccato su di essa, ingannato da essa. Vedete, quando non rimane</font><br /><font>nient'altro, ci si concentra su quest'ultimo punto focale; un punto che, essendo il centro del</font><br /><font>ciclo perpetuo di nascita e morte, &egrave; in realt&agrave; l'ignoranza fondamentale, che chiamiamo avijj&atilde;.</font><br /><font>Questo punto focale &egrave; l'apice di avijj&atilde;, l'apice stesso della mente nel sams&atilde;ra.</font><br /><font>Quando nient'altro vi era rimasto, a quel punto semplicemente ammiravo la radiosit&agrave; espansiva</font><br /><font>di avijj&atilde;. Tuttavia, quella radiosit&agrave; aveva un punto focale. Pu&ograve; essere paragonato al</font><br /><font>filamento di una lampada a olio. Il filamento si illumina intensamente e da l&igrave; che la luce si</font><br /><font>estende per illuminare l'area circostante. Questo &egrave; stato il problema cruciale: quello che mi</font><br /><font>ha tanto stupito in quel momento, facendomi esclamare: &ldquo;Wow! Perch&eacute; la mia mente &egrave; cos&igrave;</font><br /><font>incredibilmente luminosa?! Sembra che abbia completamente trasceso il mondo del</font><br /><font>sams&atilde;ra.&rdquo;&nbsp;</font><br /><font>Guardatelo! Tale &egrave; lo straordinario potere che mostra avijj&atilde; quando raggiungiamo</font><br /><font>la fase finale della pratica. In quel momento, tuttavia, non mi ero reso conto di essermi</font><br /><font>infatuato dell'inganno di avijja.</font><br /><font>Poi all'improvviso, spontaneamente, sorse un'intuizione del Dhamma, come se qualcuno</font><br /><font>stesse parlando dal cuore. Come potrei mai dimenticare..!&nbsp;</font><br /><font>L'intuizione era:<strong>"</strong><em><strong>Se vi &egrave; da qualche parte un punto o un centro di &ldquo;colui che conosce&rdquo;, questo &egrave; il cardine dell'esistenza".</strong></em>&nbsp;</font><br /><font>Proprio come il centro luminoso del filamento di una lampada a olio. Guardatelo! Mi ha detto</font><br /><font>esattamente quello che dovevo comprendere: proprio questo punto &egrave; l'essenza dell'esistenza. Ma</font><br /><font>allora, non riuscivo ancora a capirne il significato, e quindi ero combattuto. Il punto</font><br /><font>il centro, era in realt&agrave; il punto centrale di quella luminosit&agrave;.</font><br /><font>Stavo investigando su quel "punto", il periodo successivo alla morte del Venerabile</font><br /><font>Achan Mun. Se fosse stato ancora vivo in quel momento, gli avrei esposto il mio dilemma:<em><strong>&nbsp;"c'&egrave; forse da qualche parte, un punto o un centro di &ldquo;colui che conosce&rdquo;, che sia il</strong></em></font><br /><font><em><strong>cardine dell'esistenza,?"</strong></em>, mi avrebbe immediatamente risposto: "&egrave; il punto focale di quella luminosit&agrave;!".</font><br /><font>Se lo avessi in quel momento compreso quel punto si sarebbe disintegrato all'istante.</font><br /><font>Non appena avessi capito il suo significato, avrei anche visto la sua nocivit&agrave;, facendolo</font><br /><font>scomparire. Invece, lo stavo ancora proteggendo e preservando con cura!</font><br /><font>E' proprio l&igrave; che sta il pericolo supremo ,proprio l&igrave;! Il punto focale del Pericolo Ultimo, &egrave; il punto pi&ugrave; sorprendentemente luminoso di quella radiosit&agrave;, che costituisce il nucleo centrale dell'intero</font><br /><font>mondo della realt&agrave; fenomenica.</font><br /><font>Non lo dimenticher&ograve; mai!</font><br /><font>Era il mese di Febbraio. Il corpo del venerabile Achan Mun era appena stato cremato, ed io ero andato in montagna. L&igrave; mi arenai su questo problema. Mi sconvolse completamente. Alla fine, non ottenni alcun beneficio dalla massima del Dhamma che nacque dal mio cuore. Invece di essere un enorme vantaggio per me in quel momento, divenne parte di quella stessa enorme illusione che mi stava tormentando. Ero confuso...</font><br /><font><em><strong>"Dov'&egrave;, questo punto?"</strong></em>&nbsp;Era, ovviamente, il centro di quella luminosit&agrave;, ma non mi venne mai</font><br /><font>in mente, che il centro di quella mente radiosa potesse essere il Pericolo Ultimo. Credevo</font><br /><font>ancora che fosse la Virt&ugrave; Suprema. Ecco come i Kilesa ci ingannano. Capite? Sebbene fossi</font><br /><font>stato avvertito che era il Pericolo Ultimo, ne subivo ancora l&rsquo;incantesimo, facendo in modo</font><br /><font>che lo vedessi come la Virt&ugrave; Ultima. Non dimenticher&ograve; mai come quel dilemma mi</font><br /><font>attanagliava.</font><br /><font>Alla fine lasciai Wat Doi Dhammakedi e andai a Sri Chiang Mai nel distretto di Ban Pheu.</font><br /><font>Rimasi l&igrave; per tre mesi, vivendo nel profondo della foresta nella Grotta di Pha Dak, prima di</font><br /><font>tornare al Wat Doi Dhammakedi con quel dilemma che mi pesava ancora molto. Quindi,</font><br /><font>rimasi sulla cima della montagna, e finalmente il problema fu risolto. Quando arriv&ograve; quel</font><br /><font>momento decisivo, il tempo e lo spazio cessarono di avere rilevanza, essi non</font><br /><font>potevano assolutamente interferire. Tutto ci&ograve; che apparve in quel momento fu la radiosit&agrave;</font><br /><font>naturale e splendente della mente. Avevo raggiunto il livello in cui non mi era rimasto altro</font><br /><font>da indagare. Avevo gi&agrave; lasciato andare tutto, era rimasta solo quella radiosit&agrave;. Fatta</font><br /><font>eccezione per il punto centrale della radiosit&agrave; della mente, l'intero universo era stato</font><br /><font>definitivamente lasciato andare. Capite cosa intendo? Ecco perch&eacute; questo punto &egrave; il</font><br /><font>Pericolo Ultimo.</font><br /><font>Quindi l'intera indagine si era concentrata su quel punto. Alla fine sono arrivato a chiedermi</font><br /><font>perch&eacute; quella mente avesse cos&igrave; tanti aspetti diversi. Tutte le facolt&agrave; erano state portate in quel</font><br /><font>singolo punto. Posso affermare inequivocabilmente che in quel momento, ogni aspetto della mente erano noti e che qualunque cosa fosse stata oggetto di conoscenza, era conosciuta come soggetta al cambiamento. Non appena qualcosa venisse conosciuta, subito dopo era gi&agrave; mutata. Un aspetto veniva visto come buono, un altro come cattivo. L'indagine si era concentrata su quel punto, analizzando tutto, cercando di capire:<em><strong>&nbsp;&ldquo;Perch&eacute; questa singola mente ha tanti aspetti diversi? &Egrave; come se non fosse centrata.&rdquo;</strong></em>&nbsp;Qualunque aspetto della mente fosse stato oggetto di indagine, tutte le sue possibili mutazioni venivano chiaramente conosciute e comprese secondo la profondit&agrave; propria di quello specifico livello della pratica del momento. In quel momento era un livello di suprema consapevolezza e suprema saggezza.</font><br /><font>Questi due fattori insieme sono state in grado di tenere il passo con tutti i cambiamenti della mente; non importa quanto sottili fossero diventate. A quel punto, la suprema consapevolezza e la</font><br /><font>suprema saggezza hanno continuato a concentrarsi sul punto focale della mente con</font><br /><font>l'obiettivo di interrogarlo:&nbsp;<em><strong>&ldquo;Perch&eacute; questa mente ha aspetti cos&igrave; diversi? Un momento &egrave; buona, il momento successivo &egrave; contaminata. I cambiamenti provengono dall'interno. Vedete! Sto riuscendo a raggiungerli ora. Un momento &egrave; contenta, il momento successivo c'&egrave; malcontento&rdquo;</strong></em>.</font><br /><font>Nel regno della realt&agrave; convenzionale, tali condizioni sono invariabilmente parte integrante</font><br /><font>della mente. Con nient'altro da indagare, la suprema consapevolezza e la suprema</font><br /><font>saggezza si concentrarono direttamente su quel punto in cui avvenivano i cambiamenti. Un</font><br /><font>momento vi era contentezza, il momento successivo scontentezza; un momento di luminosit&agrave;, il</font><br /><font>momento successivo era offuscata.</font><br /><font>Ma dovete capire che quelle esperienze di contentezza e malcontento, di luminosit&agrave; e</font><br /><font>ottusit&agrave;, erano cos&igrave; estremamente lievi che erano appena percettibili. Tuttavia, la suprema</font><br /><font>consapevolezza era su di loro per tutto il tempo.</font><br /><font>Ancora mi dissi:<em><strong>"Perch&eacute; questa mente ha tanti aspetti diversi?"&nbsp;</strong></em>In quel frangente, la consapevolezza lasci&ograve; cadere tutto il resto e rivolse tutta la sua attenzione al soggetto principale. Tutte le facolt&agrave; dell'indagine si riunirono nella mente e tutti loro furono interconnessi. Perch&eacute; ai massimi livelli, la suprema consapevolezza e la suprema saggezza sono cos&igrave; estremamente sottili che permeano ovunque, penetrando tutto senza eccezioni. La suprema consapevolezza e la</font><br /><font>suprema saggezza a questo livello incommensurabile differiscono dalla suprema</font><br /><font>consapevolezza e saggezza spontanee, che vengono utilizzate per raggiungere quell'ultimo</font><br /><font>stadio. La consapevolezza e la saggezza spontaneamente lavorano all'unisono, senza chiedere</font><br /><font>conferma. Esaminano le cose in fasi successive, sezionandole a pezzi, pezzo per pezzo. A</font><br /><font>questo livello incommensurabile, anche la suprema consapevolezza e la suprema saggezza</font><br /><font>lavorano all'unisono senza chiedere conferma, ma permeano tutto simultaneamente.</font><br /><font>A quel momento stavo esaminando il punto centrale della mente. Tutte le altre questioni</font><br /><font>erano state esaminate e lasciate andare; restava solo quel piccolo punto da "conoscere".</font><br /><font>Era diventato evidente che sia la contentezza che il malcontento erano emersi da quel</font><br /><font>punto. Luminosit&agrave; e ottusit&agrave;: emergevano tutti da quel punto.</font><br /><font><em><strong>"Perch&eacute; quella mente aveva cos&igrave; tante caratteristiche diverse?"</strong></em></font><br /><font>Quindi, in un istante spontaneo, il Dhamma rispose alla domanda. Proprio cos&igrave;! Questo si</font><br /><font>chiama "il Dhamma che sorge nel cuore". I Kilesa che sorgono nel cuore sono forze che ci</font><br /><font>legano; Il Dhamma che sorge nel cuore ci libera dalla schiavit&ugrave;. All'improvviso il Dhamma</font><br /><font>sorse, come se qualcuno stesse parlando dal cuore: "<strong>c</strong><em><strong>he si tratti di ottusit&agrave; o luminosit&agrave;,</strong></em></font><br /><font><em><strong>contentezza o malcontento, tutte queste cose sono anatt&atilde;, non s&eacute;"</strong></em>. Ecco! Alla fine, &egrave; stato</font><br /><font>Anatt&atilde; a recidere quelle cose una volta per tutte.&nbsp;</font><br /><font>Questa intuizione finale e conclusiva potrebbe sorgere come una qualsiasi delle Tilakkhana, i Tre sigilli del Dhamma: Anicca (Impermanenza), Dukkha (Sofferenza), Anatt&atilde; (Non s&egrave;), a seconda dell'animo di una&nbsp;</font><font>persona. In quel momento a me si manifest&ograve; Anatt&atilde;. Il significato era chiaro: lascia andare tutto.</font><br /><font>Tutte loro sono Anatt&atilde;.</font><br /><font>Quando emerse la comprensione, che ottusit&agrave;, luminosit&agrave;, contentezza e malcontento sono</font><br /><font>tutte Anatt&atilde;, la mente divenne assolutamente immobile. Avendo concluso che tutto fosse</font><br /><font>Anatt&atilde;, non aveva spazio di manovra. La mente non poteva fare nulla. Era impassibile, completamente a riposo, in quel livello di Dhamma. Non aveva alcun interesse per</font><br /><font>Att&atilde; o Anatt&atilde;, non gli interessava contentezza o malcontento, luminosit&agrave; o ottusit&agrave;. Rimase</font><br /><font>proprio al centro: neutrale e impassibile. Ma impassibile con suprema consapevolezza e</font><br /><font>suprema saggezza; non distrattamente impassibile, scioccamente spalancata come nella comune accezione. Parlando in termini mondani, sarebbe potuto sembrare essere distratta; ma, in verit&agrave;, non vi era mancanza di attenzione. La mente era semplicemente sospesa in una condizione d'impassibilit&agrave;.</font><br /><br /><br /><font><em>2.L'esito ultimo: il crollo del mondo.</em></font><br /><br /><font>Quindi, da quello stato neutrale e impassibile, si verific&ograve; all'improvviso, che il nucleo</font><br /><font>dell'esistenza, il punto o il centro di colui che conosce, si capovolgesse all'istante. Essendo</font><br /><font>finalmente tutto ridotto ad Anatt&atilde;: luminosit&agrave;, ottusit&agrave; e tutto il resto, furono improvvisamente</font><br /><font>fatti a pezzi e completamente distrutti una volta per tutte.</font><br /><font>Nel momento in cui Avijj&atilde; si ribalt&ograve; e scomparve dalla mente, il cielo sembr&ograve; crollare mentre l'intero</font><br /><font>universo tremava. In verit&agrave;, &egrave; solo Avijj&atilde; che ci fa vagare costantemente nell'universo del</font><br /><font>sams&atilde;ra. Capite? Quindi, quando Avijj&atilde; si ribalt&ograve; e svan&igrave;, sembr&ograve; che l'intero universo si</font><br /><font>fosse rovesciato e che fosse svanito con esso. Terra, cielo: tutto croll&ograve; in un istante.</font><br /><font>Nessuno conduce in quel momento decisivo. Tutto sorse di per s&eacute; stesso, secondo un</font><br /><font>principio di natura trova da solo il modo.&nbsp;</font><br /><br /><br /><font><em>3.Il Supremo Dhamma</em></font><br /><br /><font>L'universo croll&ograve; da solo. Originato da una condizione neutrale della mente, tutto accadde cos&igrave; all'improvviso: in un attimo l'intero universo sembr&ograve; ribaltarsi e svanire. Fu cos&igrave; straordinario! Santu numi! Davvero magnifico! &Egrave; troppo straordinario per dirlo a parole. Tale &egrave; l'incredibile natura del Dhamma che ora sto ad insegnarvi.</font><br /><font>Le lacrime scorrevano mentre sperimentavo tutto questo. Guardatemi! Anche ora stanno scorrendo lacrime al ricordo di quell'evento. Queste lacrime sono opera dei khandha (N.d.T.: I cinque aggregati), i quali, per favore, comprendete, che non esistono in quello stato naturale di purezza.&nbsp;</font><br /><font>Quella natura apparve all'improvviso, in tutta la sua incredibile magnificenza. Voglio che tutti voi, cos&igrave; benevolenti, comprendiate com'&egrave; realmente il Dhamma del Buddha. Oh! Cos&igrave; davvero,</font><br /><font>davvero incredibile! Santi numi, le lacrime mi sono scese sul viso. Oooh! Completamente</font><br /><font>stupito, esclamai:<em><strong>&nbsp;&ldquo;&Egrave; cos&igrave; che il Buddha raggiunse l'Illuminazione? Eh? &Egrave; cos&igrave; che ha</strong></em></font><br /><font><em><strong>raggiunto il Risveglio? &Egrave; questo il vero Dhamma? &rdquo;</strong></em>&nbsp;Era qualcosa che non avevo mai</font><br /><font>pensato o immaginato. Semplicemente sorse in un istante. Oh! Indescrivibilmente</font><br /><font>incredibile! Guardatemi. &Egrave; stato cos&igrave; sorprendente che sto piangendo anche adesso solo a</font><br /><font>pensarci. &Egrave; ancora vivido nella mia memoria. Da allora &egrave; rimasto con me.</font><br /><font>Tutto il mio corpo trem&ograve; in quel momento. Non so come spiegarlo. Tutto &egrave; accaduto all'istante: il</font><br /><font>cielo &egrave; crollato e l'universo &egrave; completamente svanito. Dopo ci&ograve;, ho continuato a ripetere:</font><br /><span>&ldquo;</span><font><em><strong>Cosa? &Egrave; cos&igrave; che il Buddha raggiunse l'Illuminazione? &rdquo;</strong></em>&nbsp;Ma in realt&agrave;, non era necessario</font><br /><font>chiedere, perch&eacute; avevo incontrato la Verit&agrave; in me stesso.&nbsp;<em><strong>&ldquo;&Egrave; questo il vero Dhamma? &Egrave;</strong></em></font><br /><font><em><strong>questo il vero Sangha? &rdquo;</strong></em>&nbsp;Tutte e tre (N.d.T.: le Gemme) si erano riunite, fondendosi in un</font><br /><font>Dhamma estremamente sorprendente, quello che io chiamo l'elemento Dhamma.&nbsp;<em><strong>"Che</strong></em></font><br /><font><em><strong>cosa? Come possono il Buddha, il Dhamma e il Sangha essere la stessa cosa? "</strong></em>&nbsp;Non avrei</font><br /><font>mai immaginato che sarebbe stato possibile.</font><br /><br /><span>&ldquo;</span><font>Il Buddha &egrave; il Buddha, il Dhamma &egrave; il Dhamma. Il Sangha &egrave; il Sangha. " Sin da quando ero</font><br /><font>abbastanza grande da intendere di simili questioni, questo mi era stato inculcato nel cuore.<br />Ma&nbsp;</font><font>al momento in cui il Supremo Dhamma sorse in tutto il suo splendore, tutti e tre erano della</font><br /><font>stessa natura: la vera natura di quel meraviglioso Dhamma. Una volta che era sorto cos&igrave;</font><br /><font>brillantemente, cose che non avevo mai saputo, furono improvvisamente rivelate. Non &egrave; un</font><br /><font>inganno quello che sto insegnando alle persone. Ancora adesso questo straordinario Dhamma mi persuade totalmente. &Egrave; onnicomprensivo, di una brillantezza che abbraccia l'intero cosmo, rivelando tutto. Nulla rimane celato o nascosto.</font><br /><font>Le conseguenze del bene e del male e l'esistenza del paradiso e dell'inferno</font><br /><font>sembrano innegabilmente ovvie. Vorrei che potessero colpire tutti voi scettici, con una tale forza,</font><br /><font>tutti voi che avete permesso ai Kilesa di ingannarvi a credere, che non ci siano cose come</font><br /><font>le conseguenze del male o del bene, o cose come il paradiso e l'inferno. Queste cose sono eterne, onnipresenti da tempo immemorabile.Non le avete ancora viste.&nbsp;</font><br /><font>Capite? Queste cose esistono da sempre. Ignorarle continua a danneggiare gli esseri viventi che credono scioccamente che non esistano; che sono cos&igrave; accecati dagli inganni dei Kilesa, che non riescono a intravedere mai queste cose.</font><br /><font>Cosa potrebbe esserci di pi&ugrave; caldo dei fuochi dell'inferno?!</font><br /><font>Convenzionalmente, ci sono i cinque crimini, che sono i pi&ugrave; atroci di tutti, che conducono ai cinque fuochi infernali. I cinque crimini pi&ugrave; atroci sono: patricidio, matricidio, uccisione di un arahant, ferire un Buddha e causare uno scisma nel sangha. Tutti e cinque questi kamma malvagi sono conosciuti nel cuore. E tutti diventano chiaramente evidenti in quegli attimi&nbsp;di grazia. Quindi, non &egrave; necessario chiedere dove si trovano paradiso e inferno. Il Buddha non ha mentito.&nbsp;</font><br /><font>Queste cose erano chiaramente conosciute anche da lui, e le descrisse proprio come le vide.</font><br /><font>Ah! Questo supremo Dhamma &egrave; strano oltre ogni immaginazione. Egli tutto comprende</font><br /><font>del cuore. Quando le prove sono cos&igrave; chiare, che bisogno c'&egrave; d'indagare ulteriormente? Questa chiarezza assoluta &egrave; in completa armonia con il cuore, quindi non &egrave; necessario porsi domande.</font><br /><font>Successivamente, rivolsi la mia attenzione all'indagine sulle mie vite passate. &Egrave; stato</font><br /><font>terrificante pensare quante volte sono nato e quante volte sono morto, quante volte sono</font><br /><font>rinato all'inferno, quante volte sono rinato nei cieli e poi nei regni di Brahm&atilde;, per poi ricadere</font><br /><font>di nuovo all'inferno. Sembrava che la mente stesse salendo e scendendo una rampa di</font><br /><font>scale.</font><br /><font>La stessa mente non muore mai. Capite questo? La mente non muore mai. Il kamma &egrave;</font><br /><font>sepolto l&igrave; nella mente. Il buon kamma conduce la mente verso l'alto nei cieli e nei regni di</font><br /><font>Brahm&atilde;. Quindi, quando il buon kamma &egrave; esaurito, il cattivo kamma che rimane sepolto l&igrave;,</font><br /><font>tira indietro la mente nei regni infernali. Come se la mente salisse e scendesse una rampa di</font><br /><font>scale. Capite? &Egrave; cos&igrave;, quindi svegliatevi e notatelo!</font><br /><font>Oggi ho rivelato tutto completamente, tanto che le lacrime mi hanno rigato il volto, affinch&eacute; tutti voi poteste vederlo. Questa &egrave; follia o &egrave; saviezza? Pensateci. Ascoltate</font><br /><font>attentamente questo Dhamma che insegno al mondo. Posso dire inequivocabilmente: la mia</font><br /><font>mente non ha coraggio e non ha paura. &Egrave; completamente al di sopra di queste cose.</font><br /><br /><font>Stando cos&igrave; le cose, rivolsi la mia attenzione alle indagini sulle mie nascite passate. Mamma</font><br /><font>mia! Se i cadaveri di questo individuo fossero sparsi in lungo e in largo per la Thailandia,</font><br /><font>non rimarrebbe uno spazio vuoto. Solo questo individuo! Immaginate quanto tempo ci vuole</font><br /><font>per nascere e morire cos&igrave; tante volte! Sarebbe impossibile contare tutte le nascite e le morti.</font><br /><font>Non ci provate nemmeno! Ce n'erano di gran lunga troppe. I miei pensieri poi si rivolsero a considerare a tutti gli innumerevoli cadaveri di ogni persona venuta al mondo. Ogni mente di ogni essere vivente ha esattamente la stessa storia di nascite e morti ripetute. Tutti sono uguali in questo senso.</font><br /><font>Estendendosi indefinitamente, il passato di tutti &egrave; affollato da cadaveri incalcolabili!</font><br /><font>Era una visione insopportabile.</font><br /><font>Di conseguenza, mi sono sentito disgustato mentre rivedevo le mie vite passate. Mamma</font><br /><font>mia!&nbsp;</font><br /><font>Essendo nato cos&igrave; tante volte, continuavo ancora a lottare per rinascere ancora e</font><br /><font>ancora. Se il Dhamma non avesse finalmente fatto mettere giudizio, allora sarei continuato allo</font><br /><font>stesso modo indefinitamente. Mi applicai in questo modo, esaminando la natura del mondo;</font><br /><font>pi&ugrave; esaminavo la natura del mondo, pi&ugrave; diventava insopportabile. Ho visto la stessa</font><br /><font>situazione ovunque. Ogni essere vivente in tutto l'universo &egrave; stato catturato nello stesso</font><br /><font>circolo vizioso. In questo erano tutti uguali.</font><br /><br /><br /><font><em>&#8203;4.Il senso dell'insegnamento: i tipi di persone.</em></font><br /><font><br />Quindi, un sentimento di scoraggiamento sorse spontaneamente nel mio cuore. Ho pensato:</font><br /><span>&ldquo;</span><font><em><strong>Come potr&ograve; mai insegnare alla gente questo Dhamma? Qual &egrave; lo scopo dell'insegnamento? Poich&eacute; se il vero Dhamma &egrave; cos&igrave;, come potrebbe essere presentato in modo che altri possano conoscerlo e capirlo? Non sarebbe meglio vivere il resto della vita e poi semplicemente trapassare?&rdquo;</strong></em>&nbsp;Ecco! Vedi? Ero sfiduciato. Mi sentivo poco incentivato a insegnare. Come se, avendo trovato io una via di fuga, fossi soddisfatto di scappare da solo. Non vedevo alcun beneficio che potesse derivare dall'insegnare agli altri. &Egrave; cos&igrave; che inizialmente ho considerato la questione. Ma quella non era la conclusione. Sorse spontaneamente nel mio cuore, una riflessione su questo argomento, che andava a svilupparsi gradualmente.</font><br /><font>Guardando lo stato del mondo, mi sono sentito scoraggiato. Ho visto che quelle persone che</font><br /><font>vivevano nell'oscurit&agrave; totale erano senza speranza. Essendo cos&igrave; cieche da non avere</font><br /><font size="3"><font>delle possibilit&agrave;, il Buddha chiam&ograve; tali persone&nbsp;<em style="">padaparama&nbsp;</em>. Elevando lo sguardo sulla scala, vidi gli altri tipi di persone conosciute come&nbsp;<em style="">neyya&nbsp;</em>e&nbsp;<em style="">vipacita&ntilde;&ntilde;u&nbsp;</em>. Le persone della categoria&nbsp;<em style="">neyya&nbsp;</em>possono essere addestrate sulla via del Dhamma. A volte fanno progressi, a volte perdono terreno.</font><br /><font>Gli individui&nbsp;<em style="">Neyya&nbsp;</em>sono pienamente in grado di comprendere l'Insegnamento e metterlo in</font></font><br /><font>pratica. Non devono essere negligenti o perderanno terreno. Ma se sono seri nella loro</font><br /><font size="3">pratica, possono progredire rapidamente. A seconda del grado di impegno o meno, i&nbsp;<em style="">Neyya</em></font><br /><font>possono andare in entrambe le direzioni.</font><br /><font size="3"><font>Gli individui&nbsp;<em style="">Vipacita&ntilde;&ntilde;u&nbsp;</em>avanzano inesorabilmente verso l'obiettivo; non perdono mai terreno.</font><br /><font>Tuttavia, i loro progressi sono pi&ugrave; lenti di quelli degli&nbsp;<em style="">ugghatita&ntilde;&ntilde;u&nbsp;</em>, poich&eacute; gli&nbsp;<em style="">ugghatita&ntilde;&ntilde;u</em></font></font><br /><font>sono individui la cui intelligenza intuitiva &egrave; cos&igrave; acuta che sono sempre pienamente pronti</font><br /><font>a fare una svolta decisiva. Se fossero bestiame, starebbero ad attendere al cancello del recinto. Non appena il cancello venisse aperto, uscirebbero di scatto.</font><br /><font size="3">Gli&nbsp;<em style="">Ugghatita&ntilde;&ntilde;u&nbsp;</em>sono capaci, dotati di comprensione rapida, che permette loro di passare</font><br /><font>oltre in un attimo d'intuizione.</font><br /><font>Tutti gli esseri viventi rientrano in una di queste quattro categorie.&nbsp;</font><br /><font>Mentre studiavo la natura del mondo, essa si chiar&igrave; naturalmente, da sola, in questi quattro tipi di individui. Potevo vedere che esistevano individui superiori in quella moltitudine di umanit&agrave; che mi era parsa cos&igrave; scoraggiante riguardo alle sue capacit&agrave; di applicarsi all'insegnamento. Gli&nbsp;<em>Ugghatita&ntilde;&ntilde;u&nbsp;</em>: erano pronti ad attraversare in un attimo. In ordine decrescente, c'erano i&nbsp;<em>vipacita&ntilde;&ntilde;u&nbsp;</em>: quelli che avanzavano rapidamente verso l'obiettivo.</font><br /><font>Quindi i&nbsp;<em>neyya&nbsp;</em>: quelli il cui desiderio di adagiarsi e di prendersela comoda, si combina con il loro desiderio di essere diligenti. Capite cosa intendo? Queste due forze opposte si contendono la supremazia nei loro cuori.&nbsp;</font><br /><font>E infine&nbsp;<em>padaparama</em>: quelli che sono umani solo in apparenza fisica. Non hanno guadagnato nulla per migliorare le loro prospettive future. La morte per queste persone &egrave; la morte senza possibilit&agrave;. C'&egrave; solo una direzione possibile in cui possono andare: gi&ugrave;! E cadono sempre di pi&ugrave; ad ogni morte</font><br /><font>successiva. La risalita &egrave; impedita, poich&eacute; non hanno ottenuto assolutamente nulla di utile da</font><br /><font>portare con s&eacute;. Possono solo andare gi&ugrave;. Ricordatelo bene! Questo insegnamento viene</font><br /><font>direttamente dal mio cuore. Pensate che stia mentendo?</font><br /><font>Se confrontato con un cuore assolutamente puro, il mondo &egrave; un grande bidone della</font><br /><font size="3"><font>spazzatura, contenente diversi tipi di rifiuti. Dal pi&ugrave; alta qualit&agrave;, gli&nbsp;<em style="">ugghatita&ntilde;&ntilde;u&nbsp;</em>, al pi&ugrave; basso e</font><br /><font>pi&ugrave; comune, il&nbsp;<em style="">padaparama.&nbsp;</em>Tutti&nbsp;questi sono riuniti nello stesso grande calderone.</font></font><br /><font>L'intero mondo della realt&agrave; convenzionale &egrave; un grande bidone della spazzatura che &egrave;</font><br /><font>contaminato da cose buone e cose cattive tutte mescolate insieme. Capite? La mia indagine</font><br /><font>ha setacciato questa enorme pila di immondizia e ha scoperto quattro gradi distinti.</font><br /><font>Quindi, da quell'indagine, nacque un'intuizione per contrastare quel sentimento di</font><br /><font>scoraggiamento che mi rendeva riluttante a insegnare agli altri la Via. All'improvviso un</font><br /><font>pensiero ispiratore sorse spontaneamente e proprio proprio l&igrave; nella mente:&nbsp;<em><strong>&ldquo;Se questo</strong></em></font><br /><font><em><strong>Dhamma &egrave; cos&igrave; supremo, cos&igrave; superbo che nessuno pu&ograve; comprenderlo, sono forse una</strong></em></font><br /><font><em><strong>specie di essere divino? Che ne &egrave; di me? Come mai sono arrivato a realizzare questo</strong></em></font><br /><font><em><strong>Dhamma? Qual &egrave; stata la ragione? Cosa ha portato a questa realizzazione?&rdquo;.</strong></em></font><br /><font>Non appena ho preso in considerazione la questione, i miei pensieri si rivolsero al percorso di pratica che mi ha condotto a quella realizzazione. Era lo stesso percorso che il</font><br /><font>Buddha aveva insegnato: d&atilde;na, s&iuml;la, bh&atilde;van&atilde;. Questo &egrave; stato il percorso che mi ha portato</font><br /><font>a quel punto. Non c'&egrave; altro modo per raggiungerlo. Rivedendo la mia pratica passata, compresi</font><br /><font>che, poich&eacute; seguire questo percorso mi aveva portato a quel punto, far seguire lo stesso</font><br /><font>percorso poteva condurre anche altri l&igrave;. Forse c'erano pochi in grado di farcela, ma</font><br /><font>sicuramente ce n'erano alcuni. Non potevo negarlo. La consapevolezza che almeno alcune</font><br /><font>persone avrebbero tratto grande beneficio dal mio insegnamento mi incoraggi&ograve; ad iniziare a</font><br /><font>insegnare a coloro che erano degni di essere istruiti.</font><br /><br /><font>Successivamente, i monaci iniziarono a radunarsi intorno a me nelle foreste e nelle</font><br /><font>montagne in cui vivevo, e io insegnai loro ad essere risoluti nella loro pratica. A poco a poco,</font><br /><font>il mio insegnamento ha iniziato a diffondersi, fino ad oggi che si estende in lungo e in largo.</font><br /><font>Ora persone provenienti da tutta la Thailandia e da tutto il mondo vengono ad ascoltare</font><br /><font>Achan Mah&atilde; Bua esporre il Dhamma. Alcuni viaggiano qui per sentirmi parlare di persona;</font><br /><font>altri ascoltano registrazioni dei miei discorsi trasmessi in tutta la Thailandia alla radio e su</font><br /><font>Internet.</font><br /><font>Garantisco al cento per cento che il Dhamma che insegno non si discosta dai principi di</font><br /><font>verit&agrave; che ho realizzato. Mi capite? Il Buddha insegn&ograve; esattamente lo stesso messaggio che</font><br /><font>insegno io. Detto questo, voglio esclamare: s&atilde;dhu! Sebbene io sia un semplice topo rispetto</font><br /><font>al Buddha, la conferma di quella realizzazione &egrave; proprio qui nel mio cuore. Nulla di ci&ograve; che</font><br /><font>ho realizzato pienamente in me stesso contraddice il Buddha in alcun modo. &Egrave; totalmente in</font><br /><font>accordo con tutto ci&ograve; che il Buddha ha insegnato. L'insegnamento che presento si basa sui</font><br /><font>Principi della Verit&agrave; che ho da tempo accettato con tutto il cuore. Ecco perch&eacute; insegno alle</font><br /><font>persone con tale vigore, mentre diffondo il mio messaggio in tutta la Thailandia.</font><br /><font>Parlando in termini convenzionali, parlo con l'audacia di un eroe conquistatore. Ma il</font><br /><font>Supremo Dhamma nel mio cuore non &egrave; n&eacute; audace n&eacute; spaventoso. Non nasce da perdita n&eacute;</font><br /><font>guadagno, da vittoria n&eacute; sconfitta. Di conseguenza, il mio insegnamento deriva da una</font><br /><font>compassione pura e genuina.&nbsp;</font><br /><font>E' come se vedendo due cani azzuffarsi, afferrassi i cani e li separassi in modo che non continuino a mordersi l'un l'altro, senza aver alcun interesse, a chi sta vincendo e chi sta perdendo. Solo ai cani importa chi sta vincendo. Dal momento che sono loro a mordere, sono loro a soffrire. Io prendo semplicemente i cani e li separo in modo che non continuino a mordersi l'un l'altro. Tale &egrave; la natura del Dhamma. Il Dhamma cerca di separare le persone che litigano sempre; litigando sempre su chi ha ragione e chi ha torto.</font><br /><font><em><br /><br />5.L'attualit&agrave; del Dhamma</em></font><br /><font><br />Cos&igrave; come quello che accade attualmente in Thailandia. Il confronto &egrave; inevitabile. Lasciate che</font><br /><font>il Dhamma parli da solo. In questo momento sono molto coinvolto con il mondo. Nessuno &egrave;</font><br /><font>pi&ugrave; coinvolto di Achan Mah&atilde; Bua. Con ci&ograve; intendo dire che sono costantemente impegnato a</font><br /><font>separare i cani di questo mondo in modo che non si mordano l'un l'altro. In questi giorni sia</font><br /><font>laici che monaci si comportano come cani, tutti si spingono in avanti e ululano</font><br /><font>rumorosamente mentre combattono per i meriti. Quindi insegno loro il Dhamma, che</font><br /><font>tutto ci&ograve; equivale a prendere i cani da combattimento e separarli in modo che si calmino e smettano di mordere. Il Dhamma rappresenta la verit&agrave;. Se abbandoniamo tutto ci&ograve; che &egrave; falso e ci</font><br /><font>atteniamo solo a ci&ograve; che &egrave; vero, allora sia le persone nella nostra societ&agrave;, che i monaci che</font><br /><font size="3">sostengono il S&atilde;ssana (N.d.T.: l&rsquo;Insegnamento) vivranno in pace. Ma poich&eacute; tutti i cani, sia</font><br /><font>quelli buoni, che quelli cattivi, stanno combattendo proprio ora, il Paese non sperimenta</font><br /><font>pace e tranquillit&agrave;.</font><br /><font>Il Buddhas&atilde;ssana (N.d.T.: l&rsquo;Insegnamento del Buddha) considera i cuori delle persone come</font><br /><font>il principale campo di guerra. Questa grande arena &egrave; ora in frantumi e dispersa, perch&eacute; quei</font><br /><font>cani stanno organizzando uno scontro nella zona che &egrave; pi&ugrave; sacra per i cuori di tutti i</font><br /><font>thailandesi: il Buddhasassana.</font><br /><font>Quindi chiedo a tutti di smettere e di desistere, poich&eacute; non si pu&ograve; trarre alcun beneficio dal</font><br /><font>lottare come i cani. Sia quelli che vincono che quelli che perdono sono feriti in egual misura.</font><br /><font>In verit&agrave;, non ci sono vincitori, solo perdenti!</font><br /><font>Quindi disimpegnatevi, indietreggiate e accettate la ragione come principio guida. In tal</font><br /><font>modo, la Thailandia, i suoi cittadini e il S&atilde;sana avranno tutti pace e felicit&agrave;. Quindi nulla di</font><br /><font>disastroso accadr&agrave; al paese.</font><br /><font>Coloro che digrignano i denti e si vantano che stanno sostenendo una causa giusta sono,</font><br /><font>senza eccezioni, gi&agrave; malamente sconfitti. Nessuno ha ragione, perch&eacute; discutere &egrave; sempre</font><br /><font>sbagliato. Proprio come due pugili che se le danno sul ring: sia il vincitore che il perdente</font><br /><font>escono malconci e contusi. Chi pu&ograve; esserne orgoglioso? Non &egrave; qualcosa di cui vantarsi. La</font><br /><font>discussione promuove amarezza e risentimento in entrambe le parti. Diventa una battaglia di</font><br /><font>punti di vista e opinioni, un tentativo di glorificarsi che degenera in uno scontro urlante in cui</font><br /><font>nessuno ascolta la ragione. Tali cani hanno preso l'intera Thailandia come campo di</font><br /><font>battaglia e, se continuano, sono destinati a lasciare il Paese in rovina.</font><br /><font>Voglio che le persone di tutte le parti pensino a quello che ho detto. Con totale sincerit&agrave;, ho</font><br /><font>appena versato le mie stesse lacrime nel tentativo di presentare questo Dhamma per far s&igrave;</font><br /><font>che il popolo thailandese lo ascolti. Se smettete di litigare ora, non si verificher&agrave; alcuna</font><br /><font>sciagura. Se dovessimo parlare in termini mondani della vittoria, allora quelli che hanno</font><br /><font>ragione vinceranno per il bene di una causa giusta, mentre quelli che ammettono di avere</font><br /><font>torto e accettano la sconfitta lo faranno anche per la stessa causa giusta. Quindi entrambe</font><br /><font>le parti si uniranno e andranno perfettamente d'accordo.</font><br /><font>Ma per quelli che si stanno azzannando a vicenda, senza che nessuna delle due parti si</font><br /><font>arrenda, non ci possono essere vincitori o perdenti, solo sangue che coprir&agrave; entrambe le</font><br /><font>parti. &Egrave; accettabile? Non voglio vederlo accadere. La Thailandia &egrave; un paese buddhista. Non</font><br /><font>voglio sentire che i fedeli buddhisti stiano combattendo tra loro come cani e lasciano che il</font><br /><font>loro sangue scorra attraverso i sacri monasteri della nostra terra. Quindi, per favore,</font><br /><font>abbandonate questa follia.</font><br /><font size="3">Alla fine, le regioni dell'inferno, i cieli, i mondi di Brahm&atilde; e il&nbsp;<em style="">nibb&atilde;na&nbsp;</em>garantiranno chi ha</font><br /><font>ragione e chi ha torto, chi &egrave; virtuoso e chi &egrave; malvagio. Quindi non commettere l'errore di</font><br /><font>pensare che state cadendo nell'inferno pi&ugrave; profondo. Non crediate a quelle vostre opinioni</font><br /><font>autorevoli, che si discostano cos&igrave; tanto dal Dhamma del Buddha, poich&eacute; le Terre del</font><br /><font size="3">Dhamma sono i paradisi e il&nbsp;<em style="">nibb&atilde;na&nbsp;</em>, che sono i domini di tutti gli individui virtuosi. Tali visioni</font><br /><font>aberranti non faranno altro che trascinarvi al livello di mordere e abbaiare, portando cos&igrave;</font><br /><font>incalcolabili rovine sulla vostra scia. Tali discorsi porteranno solo a un sanguinoso</font><br /><font>combattimento di cani. Ricordatelo bene!</font><br /><font><br />&#8203;Oggi ho spiegato tutto al meglio. Sono passati 53 anni da quando ho raggiunto quel</font><br /><font>Supremo Dhamma. Oggi ho descritto quell'esperienza a vostro vantaggio. Mai contrastato,</font><br /><font>mai frustrato, questo Dhamma &egrave; sempre nel giusto. Si esprime in un modo che si adatta</font><br /><font>perfettamente a qualsiasi circostanza si presenti. Ad esempio, oggi si &egrave; espresso con una</font><br /><font>tale forza che le lacrime di Achan Mah&atilde; Bua sono sgorgate per essere viste da tutti. Questa &egrave;</font><br /><font>un'espressione di quanto sia davvero straordinario il Dhamma. Il Dhamma che insegno alle</font><br /><font>persone &egrave; lo stesso straordinario Dhamma. Non insegno mai il Dhamma in modo casuale, insegno sempre con contezza.</font><br /><font>Come ho spiegato molte volte, sono sempre stato propenso a sacrificare la mia vita per il</font><br /><font>bene del Dhamma. Nessuno crederebbe a quanti sforzi ho messo nella pratica. Dal</font><br /><font>momento che gli altri non hanno fatto ci&ograve; che ho fatto io, non possono immaginare lo sforzo</font><br /><font>straordinario che ho fatto per conseguire questo Supremo Dhamma. Mi sono applicato,</font><br /><font>e qui sono i risultati. Il che dimostra il potere della diligenza senza compromessi, quando</font><br /><font>viene utilizzata per il bene del Dhamma. Pi&ugrave; determinazione c&rsquo;&egrave;, meglio &egrave;. Allora uno morir&agrave;</font><br /><font>vittorioso, non gravemente sconfitto. Ricordatelo bene.</font></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Il "conoscere", la meditazione e il thailandese.]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/il-conoscere-la-meditazione-e-il-thailandese]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/il-conoscere-la-meditazione-e-il-thailandese#comments]]></comments><pubDate>Tue, 16 Oct 2018 18:41:05 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/il-conoscere-la-meditazione-e-il-thailandese</guid><description><![CDATA[       Nei primi incontri in cui mi accingo a illustrare in cosa consista la pratica e che funzione abbia la "meditazione", un argomento che viene affrontato dopo poco &egrave; sulla natura e il valore della conoscenza, rispetto alla pratica del Nobile Sentiero.Questo tema s'impone alla riflessione, non appena si &egrave; ben chiarito, che il Buddhasassana, la disciplina del Buddha, ha nella conoscenza, nella "visione retta", nella "gnosi", il veicolo che conduce alla "liberazione".A questo punt [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.abruzzobuddhismo.org/uploads/1/0/9/0/10903887/comprensione-o-raziocinio_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">Nei primi incontri in cui mi accingo a illustrare in cosa consista la pratica e che funzione abbia la "meditazione", un argomento che viene affrontato dopo poco &egrave; sulla natura e il valore della conoscenza, rispetto alla pratica del Nobile Sentiero.<br />Questo tema s'impone alla riflessione, non appena si &egrave; ben chiarito, che il Buddhasassana, la disciplina del Buddha, ha nella conoscenza, nella "visione retta", nella "gnosi", il veicolo che conduce alla "liberazione".<br /><br />A questo punto sorge la necessit&agrave; di approfondire le caratteristiche dell'esperienza che sta alla base della conoscenza nell'accezione buddhista.<br />Per fare questo puo' aiutare portare l'attenzione sulla&nbsp;parola thailandese "&#8203;<span>&#3648;&#3586;&#3657;&#3634;&#3651;&#3592;", che si pronuncia, piu o meno "kh&agrave;o(u)ch&agrave;i(i)", che rende il nostro capire, comprendere, e intendere.&nbsp;</span><span style="color:rgb(123, 140, 137)">La parola thailandese esprime con naturale immediatezza le diverse caratteristiche del modo peculiare di vedere sia i fenomeni fisici che psichici, della meditazione vipassana e della pratica&nbsp; pi&ugrave; in generale. Questi aspetti devono essere ben tenuti presenti dallo yogi al fine di una completa visione della pratica.</span><br />La parola thai &egrave; una parola composta, traducibile letteralmente con: "entrare-nel cuore" o "entrare-nella mente". Comprendere qualcosa nella lingua thai, vuol dire "entrare nel cuore" delle cose, "entrare nella natura" delle cose, "arrivare al centro" delle cose, "entrare nell'essenza" delle cose.&nbsp;&nbsp;<br />La parola thai accoglie in s&egrave; un significato, che i termini con i quali siamo soliti tradurla nella nostra lingua, non riescono a renderlo con la stessa immediatezza.<br />La conoscenza &egrave; l'entrare in intimit&agrave;, l'avvicinarsi, il vedere da vicino, il discernere chiaramente il centro delle cose, il loro cuore, il vedere direttamente, tralasciando la "polpa", le membra, il corpo apparente e distraente, della cosa e dell'oggetto di investigazione.<br /><br />Questo conoscere,&nbsp;<span style="color:rgb(123, 140, 137)">"&#8203;</span><span style="color:rgb(123, 140, 137)">&#3648;&#3586;&#3657;&#3634;&#3651;&#3592;",</span>&nbsp; questo andare verso il centro, pi&ugrave; vicini al cuore delle cose mediante l'osservazione, &egrave; in definitiva coglierne la verit&agrave;, che &egrave; il frutto ultimo di qualunque conoscenza.<br />Questa verit&agrave; &egrave; il Dhamma, &egrave; l'Insegnamento dei Buddha circa quel fenomeno.<br />Secondo la pratica buddhista, conoscere &egrave; quindi quel volgere l'attenzione verso il Dhamma nelle cose, andando verso il cuore delle cose, al di l&agrave; dei condizionamenti.<br /><span style="color:rgb(123, 140, 137)">&nbsp;</span><br />La parola thailandese tuttavia offre altre riflessioni.<br />Infatti essa puo' avere anche un valore "passivo" ed essere tradotto come, l'<span style="color:rgb(123, 140, 137)">"entrare nel cuore" da parte delle cose, l'"entrare nella mente" da parte delle cose. In altri termini, la conoscenza in senso dhammico, &egrave; lo sviluppo di quell'attenzione verso il Dhamma delle cose, come esso si manifesta&nbsp; nel cuore, nella mente, nel centro di chi li osserva, al di l&agrave; dei condizionamenti, direttamente.</span><br />In questo caso, la conoscenza &egrave; intesa come conseguenza di un accogliere nel campo di attenzione, nel cuore, nella mente delle cose osservate.<br /><br />Entrambe le prospettive sono utili e da tenere conto nella dinamica meditativa in cui ci accingiamo a osservare i diversi fenomeni del corpo e della mente, nel "retto sforzo" di coglierne la natura. Questo retto sforzo, ora &egrave; pi&ugrave; un andare verso il centro, un andare vicino, andare al centro; ora invece un accogliere nel cuore, nella mente, nel centro della nostra attenzione.<br /></div>]]></content:encoded></item><item><title><![CDATA[Cos'è la meditazione vipassana?]]></title><link><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/cose-la-meditazione-vipassana]]></link><comments><![CDATA[https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/cose-la-meditazione-vipassana#comments]]></comments><pubDate>Thu, 04 Oct 2018 22:19:46 GMT</pubDate><category><![CDATA[Uncategorized]]></category><guid isPermaLink="false">https://www.abruzzobuddhismo.org/dharmablog/cose-la-meditazione-vipassana</guid><description><![CDATA[       &#8203;&sect;_Cos'&egrave; la meditazione Vipassana?E'indubbiamente impossibile parlare della meditazione Vipassana, senza far riferimento alla tradizione millenaria che la ha trasmesso, coltivata e approfondita per ben ventisei secoli, ovvero alla dottrina di Gotama Siddhatha, detto il Buddha, che noi siamo soliti definire "Buddhismo".La parola "vipassana" inanzitutto &egrave; in lingua&nbsp;pali,&nbsp;affine al sanscrito, &eacute; una dei molteplici idiomi parlati nel subcontinente indi [...] ]]></description><content:encoded><![CDATA[<div><div class="wsite-image wsite-image-border-none " style="padding-top:10px;padding-bottom:10px;margin-left:0;margin-right:0;text-align:center"> <a> <img src="https://www.abruzzobuddhismo.org/uploads/1/0/9/0/10903887/images_orig.jpg" alt="Foto" style="width:auto;max-width:100%" /> </a> <div style="display:block;font-size:90%"></div> </div></div>  <div class="paragraph">&#8203;<font color="#2a2a2a"><strong>&sect;_Cos'&egrave; la meditazione Vipassana?</strong><br />E'indubbiamente impossibile parlare della meditazione Vipassana, senza far riferimento alla tradizione millenaria che la ha trasmesso, coltivata e approfondita per ben ventisei secoli, ovvero alla dottrina di Gotama Siddhatha, detto il Buddha, che noi siamo soliti definire "Buddhismo".<br />La parola "<em>vipassana</em>" inanzitutto &egrave; in lingua&nbsp;<em>pali,&nbsp;</em>affine al sanscrito, &eacute; una dei molteplici idiomi parlati nel subcontinente indiano all'epoca del Risvegliato, essa puo' essere tradotta con "v<em>isione penetrativa</em>", "<em>visione profonda</em>". Nell'etimologia se ne intravede la definizione. Essa fa riferimento all'attivit&agrave; di conoscere qualcosa: vedere, guardare, osservare; e ad una qualit&agrave;, a una modalit&agrave; di questa attivit&agrave;: pi&ugrave; da vicino, meglio, pi&ugrave; chiaramente, pi&ugrave; distintamente.<br /><br />Il tema della conoscenza, del vedere, del riconoscere e dell'inveramento di una verit&agrave;, &egrave; il tema centrale dell'insegnamento del Buddha e lo caratterizza in maniera peculiare.<br />Infatti il "ben-essere spirituale" &egrave; il frutto ultimo di una pervenuta conoscenza intuitiva e diretta, della natura degli oggetti sensibili, che ha saputo trascenderne l'apparente e abitudianiaria visione e ad accederne a un piano di compresione diverso.<br /><br />Questa conoscenza &egrave; liberatrice, &egrave; "salvifica" in senso spirituale, perch&egrave; affranca il cuore dalla sofferenza che deriva dai processi inconsapevoli e abitudinari che ne stanno alla base, alimentati dal "semplice" fatto di ignorarli e quindi dall'inconsapevole ripeterli sulla base di un'errata valutazione di "convenienza" o "ragionevolezza".<br />Per il Buddha era chiaro che per superare la condizione fondamentale di ignoranza circa la natura propria dei fenomeni, era necessario conoscerli, ovvero averne una&nbsp;<em>visione profonda,&nbsp;</em>che fosse cio&egrave; in grado di coglierne la vera natura, al di l&agrave; di quella apparente, condizionata e avvalorata soltanto dall'abititudine e dall'auto-convincimento.<br /><br />Per giungere a questa conoscenza liberatrice, il Buddha indica un metodo, che &egrave; rappresentato dal suo insegnamento, in senso generale e in particolare, dalla<em>&nbsp;pratica delle visione profonda,&nbsp;</em>ovvero quella modalit&agrave; particolare di investigare i fenomeni sensibili, del corpo e della mente, che sia capace di far attingere alla loro reale natura, della cui&nbsp; ignoranza deriva come effetto finale, un'esperienza di disagio, se non anche dolorosa o penosa.<br />Se comunemente evitiamo ci&ograve; che abbiamo chiaramente compreso in passato essere nocivo, per noi e gli altri, e li&nbsp; evitiamo nel futuro; nella pratica spirituale avviene qualcosa di simile. La differenza &egrave; nella qualit&agrave; della comprensione, in virt&ugrave; della natura degli oggetti osservati. Questa comprensione deve essere appunto "profonda" e "penetrativa". Tali specifiche qualit&agrave;, possono essere garantite attraverso una modalit&agrave; particolare di applicazione delle facolt&agrave; ordinarie di attenzione, investigazione e comprensione di ogni essere umano, che &egrave; appunto la&nbsp;<em>coltivazione della visione profonda.</em></font><br /><br /><font color="#2a2a2a"><strong>&sect;_Le caratteristiche della Vipassana.</strong><br />Questa modalit&agrave; di vedere le cose, presenta diverse caratteristiche.<br />In primis essa presuppone un punto di vista diverso, che non sia pi&ugrave; quello abituale, che solitamente definiamo "mio", bens&igrave; una modalit&agrave; "impersonale", in cui tutto ci&ograve; che si &egrave; soliti vedere, ascoltare, odorare, gustare, sentire e percepire da un punto di vista s<strong>oggettivo</strong>, divengono nel&nbsp;<em>momento d'attenzione (presente)</em>&nbsp;<strong>oggetto</strong>&nbsp;di osservazione.&nbsp;<br /><br />Di essi se ne constata da subito la natura transitoria. Un processo continuo e ininterrotto di trasformazioni, in cui ogni fase condiziona il successivo, caratterizza il loro manifestarsi. Si osserva dei fenomeni il&nbsp;<em>divenire</em>.<br />Questa visione diviene sempre pi&ugrave; chiara, non distratta dall'abitudine della mente di "riappropriarsi" della pi&ugrave; familiare visione personale delle cose, mano a mano che l'attenzione si accresce con il calmarsi della mente. Una calma che il praticante scopre autonomamente, avere gradi di maturit&agrave; diversa e quindi "visioni", comprensioni,&nbsp;<em>realizzazioni</em>diversamente mature, rispetto ai medesimi fenomeni.<br /><br />La forza dell'abitudine di ritornare alla consolidata modalit&agrave; di vedere le cose, secondo gli "schemi soggettivi" &egrave; l'altro condizionamento di cui si viene a scoprirne la costante presenza e se ne vede gli effetti.&nbsp; Si viene a conoscere anche il peso, il fardello, il prezzo che si deve pagare per il suo "conforto" e si diviene sempre pi&ugrave; coscienti del senso "liberatorio" che deriva dall'assumere rispetto ai fatti, una modalit&agrave; impersonale di vivere le cose, perch&egrave; affrancata dalle anguste logiche di coerenza alla visione abituale e personale.<br /><br />L&agrave; dove rispetto agli oggetti osservati e pi&ugrave; in generale, ai fatti della quotidianit&agrave; si &egrave; soliti entrare in relazione nei termini di giudizio e d'inferenza, nella medesima circostanza &egrave; possibile sviluppare una relazione diversa, nei termini di conoscenza e semplice esperienza, ovvero non giudicante, non discriminata cio&egrave; dai giudizi di valore del soggetto, bens&igrave; discreta dalla conoscenza diretta.<br />Tutto il processo di apprendimento di questo "<em>cambio di visione</em>" &egrave; necessariamente graduale. Soltanto nel tempo, si puo' a poco a poco, trasformare ci&ograve; che con il tempo si &egrave; caparbiamente costruito e realizzato. Un processo che sar&agrave; diverso per ciascuno, strettamente legato alle condizioni che lo hanno predeterminato, con frutti ed esiti altrettanto diversi, che coinvolgeranno aspetti via via pi&ugrave; intimi in base alla fiducia e alle qualit&agrave; individuali.<br /><br /><strong>&sect;_La pratica della presenza mentale e la quotidianit&agrave;.</strong><br />&#8203;&#8203;Assodata la gradualit&agrave; e la particolarit&agrave; dei processi che sottendono all'emersione della visione altra, essi hanno in comune le modalit&agrave;, il metodo, il "Sentiero" per il quale giungere alla medesima meta. Essi vengono trasmessi da un'interrotta trasmissione di generazioni di yogi. In questa sede, si possono solo tracciare delle linee generali, che ci possono aiutare a inquadrare l'argomento.<br /><br />In primo luogo, la pratica coinvolge l'intero arco delle nostre giornate, comprese le fasi oniriche; tutta la gamma delle nostre attivit&agrave; quotidiane; tutte le circostanze in cui la nostra persona incontra gli altri, nonch&egrave; s&egrave; medesima. La pratica consiste nel mantenere per quanto possibile e sempre pi&ugrave;, la presenza mentale, l'attenzione e l'introspezione in tutti questi frangenti, per cogliere in essi una "verit&agrave;", una comprensione, che sia in grado di liberarci dal suo gradiente, per quanto sottile, di tensione e ansia.<br />Le attivit&agrave; sono diverse, diverse le circostanze e le casistiche nelle quali ci troveremo nel nostro vivere, a dover osservare e osservarci. Da ci&ograve; derivano le diverse "<em>istruzioni" o "mezzi abili"</em>, che la tradizione ci consegna, ciascuno adeguato a ogni situazione. Il loro apprendimento prima, la loro acquisizione successiva e padronanza dopo, segnano le fasi della pratica di ogni yogi, al quale &egrave; affidata liberamente e responsabilmente la diligenza della sua pratica.&nbsp;<br />La classica postura statica, che tutti associano al "fare meditazione buddhista" &egrave; semplicemente, l'esercitare questa disciplina, quando il corpo si trova fermo e seduto nel modo pi&ugrave; semplice e naturale possibile. La stessa disciplina, rimodulata in forme adeguate, deve esistere per tutti i molteplici momenti della giornata. L'abilit&agrave; che si acquisisce nel tempo e con l'esperienza di tali istruzioni, determina lo sviluppo dell' "attenzione" e della presenza mentale come stati stabili della mente e del nostro vivere. Essi diverranno la base della visione profonda, che ci permetter&agrave; di vivere gli stessi fenomeni, senza condizionarli con i fattori che ne hanno da sempre determinato la relazione e quindi l'esito necessariamente insoddisfacente.</font><br /><br /><font color="#2a2a2a"><strong>&sect;_Gli esiti della pratica</strong><br />La conoscenza peculiare alla quale si perviene, nello stesso istante in cui essa sorge, determina come effetto un naturale stato di "<em>compassione</em>", di "<em>gentilezza</em>", di "<em>sereno disicanto</em>", di "<em>empatia</em>". Senza poter esaurire ora il tema, valgano queste considerazioni.<br />Lo sguardo "clinico", oggettivante, dello yogi, che osserva semplicemente i fenomeni di un corpo e di una mente e non del suo corspo e della sua mente, fa s&igrave; che quanto emerga da quell'osservazione paziente, sia dunque legato a tutto il proprio genere o anche oltre. Lo sguardo si amplia: partito nel particolare e puntuale, si sviluppa nel generale, realizzando una diretta e intima relazione tra il relativo e l'assoluto. In questa "esplosione" di coscienza, in questa intuita relazione sta la sede del sorgere della "com-passione".&nbsp;<em>Karuna,&nbsp;</em>in lingua pali, &egrave; una qualit&agrave; dell'animo, che la nostra parola compassione traduce parzialmente e in parte tradisce il senso del termine originale, che &egrave; chiaramente diverso dal senso di piet&agrave; che alla parola italia siamo soliti dare.<br /><br />A noi ora preme sottolineare, che conoscere la verit&agrave;, non potr&agrave; mai apparire cosa nefasta, perniciosa, negativa o deprimente, per chi fa di essa un valore irrinunciabile, alla quale tributare il meglio delle forze, del tempo e delle risorse.&nbsp;<br />La "visione impersonale" alla quale abbiamo spesso fatto riferimento, non determina una deficienza del nostro essere e della nostra umanit&agrave;, bensi a un loro potenziamento.<br />La tradizione ci insegna altres&igrave; che la gradualit&agrave; del "<em>trainig</em>", del sentiero che alla verit&agrave; deve preparare, &egrave; essenziale e propedeutica alla sua "metabolizzazione". Volendo semplificare il ragionamento,&nbsp;<em><strong>non esistono verit&agrave; "scomode", ma solo la giusta modalit&agrave; di arrivarvi e che la verit&agrave; &egrave; inanzitutto una responsabilit&agrave;.</strong></em></font></div>]]></content:encoded></item></channel></rss>